Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1942>   pagina <342>
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342 Romolo Quazza
natura tumultuosa si volesse approfittare per fare dimostrazioni di poca confidenza verso il ministero*3)
Si conservò invece piena calma in tutta la giornata del 24 febbraio in cui si celebrò Tatto solenne, il quale venne eseguito con quella pompa ed affluenza di popolo, che caratterizzano le funzioni pubbliche in questa rumorosissima Capitale. H conte di Collobiano mandò al proprio governo la descrizione della cerimonia, che relazioni e cronache com­parse nei giornali del tempo rendono ben nota. *) Due cose egli rileva, singolarmente importanti; in primo luogo, che gli ufficiali siciliani, in servizio a Napoli, fra cui lo stesso governatore della citta, generale Statella, si astennero dal giuramento, dichiarando di non voler pregiu­dicare lo sviluppo dei negoziati in corso per la Sicilia, e che la cosa era stata tollerata data la precaria situazione e per non accrescere il numero dei malcontenti; in secondo luogo, che gli inviati delle tre potenze, Russia, Austria, Prussia, non avendo ancora avuto istruzioni dai loro governi sull'atteggiamento da assumere riguardo al nuovo orienta-mento politico napoletano, si erano astenuti dall'assistere alla ceri­monia del giuramento, come alcuni giorni prima a quella del solenne Te Deum, sebbene all'una e all'altra invitati dal Ministero degli Esteri* Essi tuttavia avevano illuminato le loro abitazioni la sera della festa del giuramento.8)
1) Dispaccio Collobiano, 24 febbraio 1848.
2) L'ampio e ben disposto tempio di S. Francesco di Paola scriveva il Col­lobiano il 26 febbraio si trova più che idoneo, anzi egli è forse esclusivamente adat­tato per circostanze di tal natura. La famiglia reale tutta vi intervenne col numeroso suo seguito di corte: ed i Principi lessero e firmarono ognuno la formula del giuramento dopo il Re, il quale, come di ragione, il primo la pronunziò a voce alta, ben distinta, e sonoramente appoggiando sulle frasi più essenziali in essa contenute. La funzione tutta, bastantemente lunga per la ripetizione del giuramento stesso, successivamente articolato dal Clero, dai Ministri, dai Generali, ecc., ecc., fu davvero imponente ed eseguita in tutte le sue parti colla massima dignità. Uscito il Re dal tempio, fecesi a cavallo a passare in rassegna la Cìvica, schierata nella gran piazza del palazzo, la quale milizia prestò ivi il suo clamoroso giuramento, il che venne fatto anche dai Reggimenti Svizzeri schierati lungo la Villa. Quest'atto stesso veniva ripetuto in tutte le Caserme, quartieri, forti, ecc., in dove le truppe di linea si tennero consegnate. Tanto fu pure eseguito nelle Provincie, onde il giuramento costituzionale può dirsi esser stato simul­taneamente prestato in forma maggiore in tutte le parti del Regno al di qua del Faro. Appendice n. XV. Vedi G. SFORZA, op. cit., p. 494 e prima di lui LUIGI PALMA, La Costituzione a Napoli e in Sicilia dal 29 gennaio al 15 maggio 1848, nella Nuova Anto­logia, serie IV, voi. LXXHI, p. 91, in cui è ricordato l'episodio del Romeo, che, ascol­tando il gnu-amento pronunziato dal Re, sussurrò al Bonghi, allora giovanissimo: Quest'uomo spergiura, e la risposta del Bonghi*
3) Nel comunicare al Mettermeli la linea di condotta adottato, lo Schworzenberg, il 4 febbraio, rispettosamente esprimeva il desiderio di sollecite istruzioni, e aggiun­geva: je n'ai pas besoin d'ajonter que BOUS l'empire des circostances aotuelles, le