Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
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1942
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352 Romolo Quazza
fratelli, e ciò nella speranza chela truppa per questo atto di generosità avesse desistito di tirare sul popolo. La sera tutta la città e i monti, che l'attorniano, erano illuminati a gioia. Rimasero però in quel giorno in potere della guarnigione il Palazzo Beale coi due fortini, il quartiere di S. Giacomo, il forte di Castellamare, e quello del Molo, detto Castelluccio. Tutta la linea però cacciata dalla città si ridusse schierata in ordine di battaglia-nel largo detto della Consolazione, dove sono le grandi caserme, l'arsenale e il carcere penitenziere. Guardata così dai fortini di quest'ultimo, tutelata dai cannoni del forte Castellamare, e Castelluccio, ed in comunicazione col mare essa stando al sicuro, potè spingere i suoi avamposti e piazzava!! nel lato orientale della città, la notte aggiornando il 13 si fecero dai cittadini le barricate, si organizzarono i contadini che a migliaia scendevano dalla Bagheria, Misilmeri, Partinico, Corleone, Monreale, Carini, Favarotta e di altri Cornimi del Distretto di Palermo, e si ruppero tutte le strade, e furono requisite tutte le armi, tutte le munizioni, tutte le classi facendo a gara i più inauditi sforzi per sostenere nella dimane o l'attacco generale della truppa o per assaltarla nei suoi trinceramentL Intanto giungeva il vapore di ferro, il Vesuvio* da Napoli ed il dopopranzo con un plico diretto a Sua Maestà si faceva a tutta macchina partire alla volta della capitale per portarne l'avviso e chieder soccorso. Come infatti la sera del 14 partivano da qui 9 vapori reali con treno, artiglieria, munizioni di guerra comprese bombe e granate e da 3000 uomini circa. H 13 la popolazione cominciò ad attaccare i punti occupati dalla truppa e riuscivale di rinserrare nel Palazzo delle Finanze, dove vi è il pubblico banco di deposito, 200 uomini, che furono inutilizzati. Molti battaglioni di cittadini, intanto, non potendo agire senza cannoni, determinarono di toglierli a viva forza dell'artiglieria, ed in effetto fattisi innanzi, come leoni, malgrado la loro decimazione, vennero alle prese con il resto della cavalleria, che venne distrutta. Fu allora che potevansi prendere cinque cannoni, tagliare a pezzi molti artiglieri, fare da 200 a 300 uomini prigionieri, decidersi a investire Castellamare, il Palazzo Beale, il Carcere e il Largo della Consolazione.
Questo ardire rendevasi anco più tremendo per le armi che poteronsi i cittadini procacciare dalla cavalleria distrutta, e dai prigionieri, e per le colonne fresche che giungevano da tutto il distretto, colonne che entrando nella pugna permettevano agli stanchi popolani di riposarsi e di riprendere forze migliori. Alle ore 23 d'Italia, dal Governo, padrone del Porto, ordinavasi al vapore il Palermo, ivi giunto da Napoli con la posta, di ripartire subito per Napoli con un sol plico per Sua Maestà. L'equipaggio di questo battello, che non scese a terra, potè osservare un vivissimo fuoco da tutta la , linea orientale e meridionale della città, l'accanimento della popolazione per impadronirsi dei pezzi dell'artiglieria e l'attacco formidabile, ma sino allora infruttuoso contro il Castello. Nel partire ricevette a bordo l'avviso che tutto andava bene e che la causa era guadagnata. Nell'uscire, poi, dal porto intese delle grida nella città di Vittoria, Vittoria, ed osservò nelle falde del Monte Pellegrino, che stanno quasi a cavaliere del Largo della Consolazione e del Porto da 4 ai 5 mila cittadini, che incominciavano a scambiarsi delle fucilate con la truppa. Era intento loro di metter questa tra due fuochi, di guadagnare il forte Castelluccio del Carcere, o per meglio dire, di distruggere tutta la truppa. Si credeva dall'equipaggio che le grida di vittoria indicassero la presa del Palazzo Beale con i bastioni, ove trovavansi riunite tutte le autorità.
Il 14 il Castellamare aveva cominciato a bombardare molti punti della città, ma essendo cadute molte granate nell'Hotel della Trinacria, dove erano molti forestieri.