Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1942>   pagina <353>
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Il Governo napoletano nei primi due mesi del 1848 353
nel Palazzo Anto, dove siede il Consolato britannico e nella casa del Principe Fiam­mingo, Console dello Imperatore di tutte le Russie, il comandante della fregata a vapore inglese, che trovasi ancorata rimpetto la città, fece intendere al Comandante del Forte parole energiche contro questo procedere estremo. D'allora incominciò nn tremendo cannoneggiamento dei forti contro tatti i palazzi, che circuiscono la parte del Castello, che giace nella cosi detta Cala (seno di mare, che lambisce la città), e ciò forse perchè i popolani saliti in quel tetti gran danno arrecavano o arrecar potevano ai can­nonieri del Forte. H detto vapore portò pure la notizia che per la notte o il giorno appresso, 15, tutta la popolazione doveva fare il massimo sforzo per impadronirsi di tutti i castelli, persuasa com'era che arrivar dovevano le fregate a vapore con truppa fresca e provvisioni di guerra. La resa o lo sterminio della guarnigione si credeva immi­nente e per il rigore dell'attacco cittadino, e perchè da tre giorni combattendo senza riposo e senza vitto, i soldati erano rifiniti di forze.
Portò pure la notizia che sia stato ucciso il figlio del Generale Via], tenente di cavalleria, di essersi costituito un governo provvisorio, alla cui testa vi è Don Ruggero Settimo dei Principi di Filatia, antico ammiraglio ai tempi degli Inglesi in Sicilia, Consigliere di Stato, il Principe di Scordia, primogenito del Principe di Trabia, attuale Ministro in Napoli degli Affari ecclesiastici, dal duca di Serra di Falco, ex direttore generale in Sicilia, ed altri ancora*
Capi del popolo si dicono due fratelli Crachi, Scordato, famigerato capo di mon­tanari, Rammana fabbricante di polveri da sparo, ed un certo Milore, comandante di legni mercantili, la cui moglie soprintende all'amministrazione del vitto pei cit­tadini combattenti e agli ospedali pei feriti. I cittadini armati si contano per 16 a 18 nona, i disarmati da 23 a 30; ma questi prendono le armi, che quelli consegnano per riposarsi.
Tutto il distretto è in aperta sollevazione e corre a difender Palermo. Termini città marittima di qualche rilievo, si è impadronita dei Castelli e della truppa che ha disarmata, e si aspettava a Palermo una forte guerriglia di quella città coi cannoni dei castelli.
Ninna notizia certa del rimanente della Sicilia. I telegrafi sono rotti, però a Pa-fermo alla partenza dell'ultimo vapore dicevasi che Messina erasi data ad un governo provvisorio, e che impadronitasi dei forti del Faro e di altri, combattevasi colla Cit­tadella, ed impedi vasi il passaggio del Faro ai legni a vapore. Questa notizia ci conferma del perchè dei tre vapori ivi spediti, cioè il Nettuno, il Péloro e la Maria Cristina, nis-suno ha potuto ritornare, malgrado il tempo favorevole e l'ansia del Governo, che ignora quanto è avvenuto in tutto l'interno della Sicilia orientale e meridionale. Molte altre voci corrono, come l'aperta sollevazione di Catania e di tutta quella Provincia, non che di Trapani, che crcdesi padrona di tutte le fortezze. Nulla si sa dello sbarco delle truppe spedite a Palermo. Questa notte dal 16 al 17 però è giunto un panchetto, e più tardi un brigantino da guerra, che sarà rimorchiato da un vapore con 36 mila razioni per la truppa. Ciò fa supporre che le cose di Palermo non solo, ma di tutta la Sicilia debbano essere gravissime pel Governo.
N. B. Tutte le date notizie per le giornate di Palermo possono variare nel dettaglio, non avendosi potuto avere una relazione esatta, ma non nel generale, cioè che la truppa si è comportata con un accanimento positivo, chela popolazione ha risposto e combatte con un eroismo, anzi con una tremenda disperazione e che la città aveva preso il disopra sulla guarnigione. Ora tutto dipende dalla operazione dei vapori e dei 5000 uomini spediji.