Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
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1942
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366
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366 Romolo Quazza
XIV. Lo stesso allo stesso.
Napoli, 24 febbraio 1848.
Ieri ebbi l'onore di esser ricevuto in udienza per consegnare le mie credenziali a S. M. Siciliana. Piacque, alla M. S. di ricevermi con una bontà ed una affabilità estrema. Ella s'informò con vera premura dello stato di salute del Re nostro Signore, che aveva saputo tempo addietro andar soggetto a qualche piuttosto seria molestia: Jni parlò e s'informò entrando anche in qualche particolare intorno la Famiglia Reale, sulle circostanze politiche attuali nulla disse S. M. che da vicino o da lontano si prestasse al benché menomo commento. Onde molto si discorse su delle materie indifferenti e di nessun momento. Mi accomiatò quindi col dirigermi le frasi le più cortesi, le più lusinghiere.
Quantunque non di soverchio ilare, la fisionomia di S. M. non accusava però la seria preoccupazione che i tempi e le circostanze sempre più incalzanti della Sicilia sembrerebbero doverle cagionare. Ma Ella, pare, cura il sintomo e nulla più; lo antiveder le cose e sino ad un certo punto padroneggiarne od almeno regolarne l'andamento non sembra essere l'istinto suo, quantunque sia il proprio e vero ufficio del Sovrano. E siccome accadde per l'improvvisata Costituzione, cui la vigilia per nulla pensava, potrà forse succedere una simile soluzione degli affari di Sicilia più o meno sconnessa.
Il deplorabile stato in cui si trova quell'isola, interamente abbandonata ad una specie d'anarchia, Vostra Eccellenza potrà rilevarlo dal carteggio consolare che col presente dispaccio le trasmetto. Siccome già mi pare averlo scritto, le truppe Reali Sgomberarono quei domini, lasciando soltanto due forti presidi in Siracusa e nella Cittadella di Messina. Questi trovami fortemente minacciati e cimentati dalle folte popolazioni di quella città e loro adiacenze, le quali munite d'armi stanno per assalirli. Quei presidi non posson difendersi se non crudelmente offendendo le sottoposte Città, quindi maggior mina alla ruma immensa che già toccò a quell'isola infelice quanto ostinata. Malgrado l'impellente circostanza, malgrado il crescente rancore ed odio cui dà luogo la totale mancanza di ogni provvedimento, ed il barbaro impiego della poca forza militare ancora rimasta nell'isola, non pare che il Governo pensi qui ad adottate un andamento, un sistema qualunque che tal poco corrisponda all'urgenza del caso, ovvero vada al riparo delle sempre più disastrose future contingenze.*Ncl vedere una tal pacata incuria quasi direbbesi che si volesse lasciar colà accrescer il disordine e la anarchia al punto di metter l'isola nella disperata necessità di richiamare l'intervento delle truppe Reali. Ma questa idea altro non significa se non che fortemente ripugni il convincersi che in tali emergenze non si pensi a nulla: pure egli è così.
In seguito alle ultime proposizioni della Sicilia, accennate nel mio primo dispaccio venne dal ministero diretta una nota alle Potenze autori degli antichi trattati, onde vedano siccome le esagerate pretensioni de' domini al di là dèi faro ledano le basi prime, dalle Potenze medesime premesse e consentite all'epoca della felice restaurazione del Regno. La Nota però altro non è che la comunicazione di un lungo e diffuso raziocinio diretto a Lord Minto su tali vertenze, accettando la mediazione del medesimo per divenire o giungere ad un aggiustamento tal quale plausibile. Intanto giunsero ieri alcuni vascelli inglesi in rada, e ne scese in terra l'ammiraglio Parker; si pensa sia qui venuta parte della squadra per prendere Lord Minto a bordo e recarlo in Sicilia, dove