Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1942>   pagina <370>
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370 Romolo Quazza
tacendone però la sola impellente ed è l'insistenza del Lord factotum il quale vuole e vuole interamente ciò che a lui ed al suo Governo conviene: cioè che la Sicilia venga di buon accordo separata d'interessi e di dominio da Napoli, conservando però l'unità nominale del Regno delle Due Sicilie. Ben si capisce l'utile immenso dell'Inghilterra di una tal disposizione di cose, la quale la renderebbe quasi arbitra delle sorti d'Italia in ispecie pel commercio. L'ingerenza Inglese in questi affari è una vera calamità: ed egli è davvero deplorabile che 1* Italia, mentre già riconosceva l'utile ed efficace cooperazione di quel Governo ne' suoi veri e più cari interessi, debba ora convincersi del suo barbaro, pervicace e proditorio egoismo.
Giacché non v'ha dubbio che mai li Siciliani da loro e per loro si ostinerebbero in saldamente mantenere tali assurde pretensioni; anzi vi è luogo di credere, ed a me risulta, che il Lord mediatore nemmeno comunica ai Siciliani le larghe concessioni che loro vuol fare il Re.
Il torto, il torto massimo dell'amministrazione, che cede il luogo ad un'altra che ancora non si conosce, è stato di aver accettato un Mediatore che si sapeva essere piò. esigente della parte avversa stessa, onde più savio sarebbe stato di man­dare in Sicilia una deputazione di Governo per trattare con quella Autorità, giac­ché tali si son col fatto costituite. Ma il Lord non solo non favoriva un tal passo, ma nemmeno volle mai far si che una simile deputazione venisse dalla Sicilia per qui trattare.
Mal si capisce come il Ministero non abbia prima penetrato l'intenzione e lo scopo dell'insistenza Inglese ed abbia cosi perduto un tempo prezioso e dato lnogo a vie-maggiormente inviperirsi gli animi in Sicilia; dove le ostilità continuano con una barbarie sempre crescente, in Messina specialmente, ivi gi assalitori del forte essendo evidentemente sostenuti dagli Inglesi.
L'indolenza amministrativa nel corso di queste importanti negoziazioni è vera­mente deplorabile, però la crisi che ne fu la conseguenza ha prodotto un certo tal qual buon effetto. ' Si è così universalmente conosciuto l'azione e lo scopo Inglese, ha ridestata la confidenza nel Governo, ed anche riabilitato nell'opinione i diversi mem­bri del Ministero che se posson esser tacciati d'imperizia, vogliam dire di non sufficiente sveltezza in affari di tanto momento, hanno però fatto pruova di vero spirito patrio e di bastante fermezza di carattere. Parlerò poi di che effetto siano queste contingenze sulla diplomazia che qui osserva e tace; per ora nulla essendovi per parte di Lei di ben rilevante, se non che tutta, ma tutta quanta esecra Lord Minto chi per un motivo chi per l'altro.
Naturalmente con siffatti precedenti la composizione d'un nuovo Ministero è difficile, quasi impossibile; e pare che l'attuale, che ancora per mancanza d'altro rimane in funzione, ripiglierà la salma e verrà di nuovo costituito. Però dietro la demissione data e ben a malincuore, convien dirlo, accettata dal Re, S. M. offri la Presidenza del Consiglio al Principe Cariati Spinelli e si designarono il Conte Spinelli agli Esteri, Tignale Grazia e Giustizia, Saliceti Interni, Winspeare Guerra, Giuseppe Valle Finanze. Ma pare che incominciando dal Presidente nessuno voglia prestarsi all'onorevole, ma troppo difficile incarico e che generalmente si desideri veder ricostruito l'antico edificio,
Anche una tal versione sarebbe forse più idonea alle circostanze, togliendosi cosi ogni speranza all'insistenza Inglese, la quale potrebbe rinvigorirsi vedendo altre nuove persone alla direzione degli affari. Intanto si sta nel felicissimo Provvisorio,
Accetti l'Eccellenza Vostra...