Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; MILANO
anno <1942>   pagina <395>
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La Biblioteca Nazionale di Milano
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e tre telegrammi ufficiali, in copia, sullo stesso argomento, del signor Motoner, di Trieste (AF. XIII, 15, n. 17), cui erano stati domandati schiarimenti. D primo, in data Trieste 24 aprile 1854, diceva: L'amnistia non si riferisce che ai condannati politici ed a quelli che l'avessero domandata, non già ai profughi, e molto meno a quelli colpiti dal sequestro: aggiunge la sospensione dei processi politici che sono in corso. Il secondo riferiva: A Milano si dichiara che la rimozione dei sequestri ha liberato due milioni di debiti, che la stessa rimozione venne promossa dalle autorità locali imbarazzate come si trovavano nella applicazione dei sequestri dichiarando o la non esistenza o la nullatenenza o la dipendenza come figli di famiglia.
I quesiti sottoposti all'aw. Benvenuti erano cosi formulati: Vari sudditi lom­bardi abbandonarono l'esercito austriaco a cui appartenevano in qualità di ufficiali e presero servizio nell'esercito sardo. Si domanda: 1) se sia ad essi applicabile il pro­clama del 12 agosto 1849 del maresciallo Radetzky con cui viene accordata l'amni­stia ai sudditi lombardo-veneti assenti; 2) se indipendentemente dall'amnistia pos­sono chiedere l'emigrazione; 3) quale sia in faccia all'Austria la loro condizione; 4) quale via si presenti per sottrarli al rigore delle leggi austriache. L'interpellato rispondeva negativamente alle prime due domande; dichiarava, quanto alla terza, che gli accennati sudditi lombardi rimanevano in balìa del Governo austriaco e in ogni istante poteva venir aperto il processo contro di loro per alto tradimento. E, quanto ai mezzi per scongiurare un tale pericolo, proponeva: 1) che il Governo sardo rilasciasse nominativamente a ciascheduno degli ufficiali lombardi un atto con cui dichiarasse che il Re, usando della facoltà riservatasi nell'art. 2 dell'armistizio 26 marzo 1849 trovava di conservarli nell'esercito sardo; 2) che il Governo sardo comunicasse tosto al Governo austriaco il nome degli ufficiali lombardi che il Re, valendosi dell'accennata facoltà, intendeva di conservare nel proprio esercito.
Molto importante e significativa è una lettera della fine 1858, del Conte di Cavour all'intendente, cioè al prefetto di Genova. Quivi, il 10 dicembre, in occasione dell'anni" versario della cacciata degli austriaci del 1745, era avvenuto un tafferuglio tra i popo­lani e la forza pubblica, nel quale era rimasto ucciso un muratore, certo Raffetti. Nei giorni seguenti i di lui amici si proposero di far celebrare una funzione in suo suffragio, apponendo sulla porta della chiesa, o davanti al catafalco, un'iscrizione press'a poco del tenore seguente: Pace all'anima di R. assassinato dalle guardie di P. S.. Non si sa come, l'intendente Conte rimase perplesso se permettere o no l'esposizione di tale cartello e chiese consiglio al Conte di Cavour, che, oltre la presidenza del Consiglio e il Ministero degli Esteri, reggeva anche quello degli Interni e rispose in questi termini decisi e vibrati: Il Ministro è dolente che il signor Intendente generale per le cose le più ovvie creda dover interpellare il superiore dicastero. Egli è cosa non dubbia che, ove si tentasse o dentro o fuori di una chiesa affiggere iscrizioni ingiuriose alle guardie di P. S., o a qualunque autorità, dovrà il sig. Intendente impedirlo recisamente. Il Governo ha mostrato essere disposto a rendere pronta e severa giustizia. Ma è deciso altresì a non tollerare che i partiti si prevalgano degli sgraziati eventi del 10 corrente, per insultare in qualunque modo i poteri dello Stato e le autorità costituite. Il sig. Intendente, conoscendo le intenzioni del Ministero, le farà rigorosamente eseguire. C. C.. (AF. XIII, 14, n. 51).
Agli avvenimenti del triennio glorioso (185961) ai riferiscono i dispacci in fran­cese del Conte di Cavour all'imperatore Napoleone IH per il trasporto delle truppe francesi in Italia durante la seconda guerra d'Indipendenza (AE. XV, 9, n. 11), la lettera dello stesso Imperatore al conte Francesco Arese, suo amico, Biarritz