Rassegna storica del Risorgimento
PELLICO SILVIO
anno
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1942
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pagina
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403
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Una lettera inedita di Silvio Pellico 403
Firenze, 1856), troviamo la lettera che il Poeta scrisse a mons. Artico da Torino il 27 febbraio 1844, dopo che il Vescovo gli aveva mandato la Pastorale di quell'anno.
In quella lettera con ammirabile schiettezza il Pellico si confidava con il Vescovo, parlandogli dei suoi rapporti con Gioberti. Accenna al suo primo incontro con Ini, quando andò in Piemonte reduce dallo Spielberg (1830), alla dedica calda di amicizia del Primato a lui fatta, ai consigli di moderazione dati a quel nobilissimo selvaggio pieno d'amore e di sdegno, di verità e di ardimento che era Gioberti. Dichiara che egli ebbe con Gioberti una relazione breve e scarsa.
Dalla lettera al Vescovo appare dunque l'ammirazione quasi incondizionata del Pellico per Gioberti. Ma le cose dovevano poi complicarsi. In uno scritto posteriore intitolato Avvertenza Gioberti si scagliò contro i Gesuiti (vedi lettera del Pellico al teologo prof. Ighina 30 giugno 1845, p. 307 dell'Epistolario) e siccome l'Avvertenza faceva parte del Primato degli Italiani dedicato al Pellico, questi pubblicò a Parigi e altrove una breve protesta, dichiarando il suo dissenso.
Il Pellico non inveisce contro Gioberti, perchè lo giudica euomo d'impeto, ma sincero , e ritiene che s'accorgerà del suo torto.
Viene poi la lettera che l'8 luglio 1845 Silvio, con tutta sincerità e franchezza scrisse a Gioberti: non condivido le tue opinioni sui Gesuiti..., ... tu hai scandolezzato, non il volgo servile, ma le menti che pensano e insiste a lungo con varie sagge considerazioni concludendo: Ammiro la tua eloquenza, e fo voti perchè meglio si congiunga carità e giustizia.
L'atteggiamento di Vincenzo Gioberti contro i Gesuiti aveva toccato profondamente Silvio Pellico ed eccolo di nuovo scriverne al prof. A. Ighina a Mondovì, il giorno 10 luglio 1845.
A questo punto e in questa cornice storica e psicologica trova la sua collocazione la lettera del Museo di Vittorio Veneto.
Leggiamola:
Eccellenza Rev.ma e dUett.ma,
L'ottimo nostro p. Simonino si è compiaciuto di farmi avere l'esemplare del prezioso commentario, ed io rendo all'E. V. venerai.ma le più vive grazie del dono favoritomi. *)
Vo leggendo con amore l'opera del Canedese Cintino; siffatti egregi latinisti dicono tutto con semplicità e grazia. Ognuno debb'essere grato a Lei dell'onore che rende ai buoni studi. L'averci dato questa edizione consuona colla sua brama di tenere in credito la cultura Ialina. E certo non vi sarà alcuno che biasimi un Vescovo operosissimo nelle cose sante, d'aver rivolto pochi suoi momenti ad una cura letteraria. Il mólto, anzi il moltissimo che V. E. fa nel suo venerato Ministero la salva qui da ogni accusazione che stasi talvolta mossa contro Vescovi dotti, ma poco zelanti.
Viva dunque Carte mirabile che hanno i pari suoi di compiere bene le imprese principali e le minori!
Aspetto risposta dal Gioberti e s'egli, prende come dovrebbe, senz'irà, la mia schietta censurai proseguirò l'assunto di richiamarlo a giudizi più pacati e più giusti. Qui non
i) Il vescovo mons. Artico aveva mandato in omaggio al Pellico una sua pubblicazione. Si tratta del volume: Cynthii Cenetensis in Virgilii Aeneidem commentarium e codice Ambrosianae Bibliothecae adiectis variorum notis; pubblicato a Milano, Typis Ronchetti et Ferreri (MDCCCXLV), e dedicato a Carlo Alberto, a cura e con annotazioni di mons. Filippo Artico, vescovo di Asti.