Rassegna storica del Risorgimento

FLORENZI WADDINGTON MARIANNA ; MAMIANI TERENZIO ; SCHELLING FRI
anno <1942>   pagina <421>
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La marchesa Florenzi, Terenzio Mamiani, ecc. 421
LA MARCHESA FLORENZI, TERENZIO MAMIANI E UNA TRADUZIONE ITALIANA DELLO SCHELLING
La marchesa Marianna Florenzi Wadington ') fu scrittrice di filosofia celebrata ai suoi tempi in tutta Italia: i maggiori filosofi d'Europa ne ambirono la conoscenza e l'amicizia come il Rosmini, il Gioberti, il Coiism, lo Schelling, il Mamiani, il Ferri, lo Spaventa, il Fiorentino.
Quest'ultimo, che ben la conobbe, non esitò a chiamarla 2) la donna più dotta d'Italia; tutti quelli che la conobbero ne apprezzarono le nobili qualità dell'ingegno e del cuore, di cui sapeva illuminare la brillante e colta conversazione. Molti e illustri filosofi furono con la marchesa Florenzi in relazione epistolare come Vittorio Cousin, Terenzio Mamiani e Federico Schelling. Delle numerose lettere che lo Schelling indirizzò alla Florenzi alcune sono state pubblicate nel volume Bruno, dialogo di Federico Schei-Ungi di cui parleremo, oltre in quello di Louise Colet L'Italie des Italiens, ma le più andarono disperse. Lo stesso dicasi per le lettere del Cousin di cui alcune apparvero nella .Rivista Europea del 1870 e per quelle del Mamiani, di parte delle quali fu fatta
2) Nata in Ravenna nel 1802 dal conte Pietro Bacinetti (e non Baccinetti o Bnc-cinetti come molti scrivono) e dalla contessa Laura Rossi, ebbe tra i maestri il famoso traduttore delle Georgiche, Dionigi Strocchi che molto favori l'inclinazione della giovi­netta alle lettere. Andò sposa a quindici anni al marchese Ettore Florenzi, perugino. In Perugia nella sua villa della Colombella tenne per molti anni aperto un salotto letterario de* più famosi d'Italia (vedi prof. ANGELO LUPATTELU, I salotti perugini del sec. XIX, Empoli, 1921) in cui furono degnamente ospitati con ricevimenti memorabili gli uomini più illustri della politica, della cultura e delle arti e non della sola Italia. In Perugia, allora centro di cospicua vita culturale, la Florenzi, in relazione col Vermiglioli, col Bruschi, col Couzzi, col Mezzanotte, col Bonucci e col Dal Pozzo, venne formando ia sua vasta e varia cultura, e il suo ingegno, per merito precipuo di Braccio Sal­vatori e di Sebastiano Purgotti, potè essere iniziato alla speculazione filosofica e all'indagine scientifica. Rimasta vedova nel 1833 del marchese Florenzi, passò a nuove nozze con jSvehno Wadington, che fu poi sindaco di Perugia e figura tanto notevole del risorgimento umbro. Celebre e molto discussa fu l'amicizia della Fiorenza per il romantico re di Baviera, Luigi I, che durò per quasi cinquant'anni. Mori a Firenze il 15 aprile 1870.
Le sue opere principali sono: Taluni Pensieri (Parigi, 1843), traduzióne del Bruno di Schelling (due edizioni di cui qui si discorre), traduzione della Psicologia di Aristotele esposta da Carlo Wadington (Firenze, 1856), La facoltà di sentire (Montepulciano, 1858), traduzione della Monadologia di Leibnitz (Firenze, 1856), Lettere filosofiche (Parigi, 1848), Filosofemi di Cosmologia e di Ontologia (Perugia, 1863), Alcune riflessioni sopra il Socialismo ed il Commnnismo (Firenze, 1860), traduzione della Filosofia della religione di Schelling del prof. Hamberger (Firenze, 1864), Saggi di Psicologia e di Logica (Firenze, 1864). Scrisse numerosi e dotti artìcoli in varie riviste di tutta Italia. La Reale Acca­demia di Scienze morali e politiche in Napoli la volle sua socia: fu la prima donna che vi entrasse. Hanno scritto di lei il Mazzoni in Ottocento e il Gentile in Le origini della Filosofia contemporanea in Italia. Benedetto Croce in un articolo de La Critica, tempo addietro, si è augurato che si scrivesse una degna biografia della marchesa Florenzi.
2) FRANCESCO FIORENTINO, Scritti vari di letteratura, filosofia, critica, Napoli, 1876. A p. 408 e segg. della Florenzi si può leggere un efficace e bel ritratto.