Rassegna storica del Risorgimento

FLORENZI WADDINGTON MARIANNA ; MAMIANI TERENZIO ; SCHELLING FRI
anno <1942>   pagina <422>
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Francesco Duranti
una pubblicazione nel 1870 dalla Rivista I?Umbria e le Marche a cura di Carlo Tulla-rigo e alcune altre furono inserite nei due volumi di Ettore Viterbo: Terenzio Mamiani, Lettere daWesilio. l)
Una ragione sentimentale, per quel che si dice, avrebbe spinto la bella marchesa Florenzi, ancor giovanissima, ad imparare la lingua tedesca: l'amicizia affettuosa per il Re di Baviera, che aveva conosciuto a Roma, allora principe ereditario, giovane brillante e coltissimo, innamorato dell'arte e dell' Italia. 2)
Donna di serietà e d'impegno com'era la Florenzi, anche per quel suo sangue romagnolo di cui era sempre cosi orgogliosa, si approfondì tanto nello studio del tedesco da divenirne padrona quanto d'una lingua propria. Questa padronanza cercò di utilizzarla per far conoscere agli Italiani la cultura tedesca e far penetrare nella filosofia italiana le ultime conquiste della metafisica tedesca. Federico Schelling, insieme allo Hegel, massimo esponente dell'idealismo tedesco, cui convergevano gli sguardi di tutto il mondo filosofico europeo, aveva scritto un dialogo, in forma platonica, dove le idee del nostro filosofo della rinascenza, Giordano Bruno, venivano esposte nelle vesti nuove del pensiero idealistico, alla luce della più recente critica filosofica, e Io Schelling vi aveva messo alcuni concetti fondamentali del suo sistema: il Bruno vi grandeggiava, però, come pietra angolare sulla quale si era fondata l'evoluzione intel­lettuale moderna. Il dialogo non era stato ancora tradotto in alcuna lingua; nulla quindi di più patriottico e benefico che il progetto della marchesa Florenzi di tradurlo nella nostra lingua e di esporlo al pubblico con note e dichiarazioni, per far conoscere in qua! pregio un antico filosofo italiano fosse tenuto da un tedesco contemporaneo e incitare gli itah'ani a riprendere gli studi sulle maggiori figure del Rinascimento.
Finita la traduzione, la Florenzi si rivolse al conte Terenzio Mamiani, allora esule a Parigi, perchè sapesse indirizzarla per la pubblicazione e volesse presentare questa con una prefazione che molto avrebbe contribuito a diffonderla per la chiara ed onorevole fama del Mamiani non soltanto negli studi filosofici.
Consentì il Mamiani a scrivere la prefazione. Occupato intorno a questa, così ne dà notizia in una lettera al fratello Giuseppe in data 7 aprile 1844: H caso vuole che io mi trovi per appunto in questi dì occupatissimo a dettare una prefazione a un certo . libro di Schelling tradotto in volgare dalla marchesa Florenzi, la quale con un certo imperio di bellezza che ancor possiede, me ne cavò la promessa e non c'è stato verso di poterla poi mandare in dimenticanza. 3)
Quanto al luogo della pubblicazione così l'antico patriotta consigliava la Florenzi: Non. in Perugia, per certo; che il solo mio nome in capo alla prefazione basterebbe a impedirlo. Dubito altresì che possiate farlo a Firenze, perchè i revisori di là, miti e
1) Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 1889.
2) Di questa amicizia si è recentemente occupato Egon Cacsar conte Corti in Ludwig I von Bayern, Mùnchcn, 1938 (opera tradotta in italiano e pubblicata dall'Edi­tore Mondadori) attraverso tutte le lettere (quasi 3000 !) che la Mariannina scriveva al Re e che questi scriveva (altrettante 1) all'amica italiana. È da deplorare che in queste biografia del sovrano bavarese non si sia tenuto alcun conto delle qualità della Florenzi, che appare come una donna comune, per quanto bella, senza nessuna considerazione della posizione che ella ebbe nel cuore e nell'anima di Luigi I e della importanza della sua opera per la conoscenza in Italia della filosofia, della cultura e delle lettere tedesche. Fu per cura della Florenzi che si tradussero in Italia anche le poesie di Luigi I di Baviera.
s) VITERBO, op, dt voi. I, p 213.