Rassegna storica del Risorgimento

FLORENZI WADDINGTON MARIANNA ; MAMIANI TERENZIO ; SCHELLING FRI
anno <1942>   pagina <433>
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Libri e periodici
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movimento d opinione presso le classi dirigenti e di risvegliare una massa inerte che faticava a ritrovare se stessa; in verità il merito dell'opera fa proprio in questo moto di revisione e di critica sorto intorno ad essa, indice di un nuovo interesse, di una nuova passione e di una maggiore maturazione degli animi di fronte agli avvenimenti che si andavano svolgendo. Le critiche mosse al Primato dai moderati e l'ostilità incontrata nella Chiesa resero evidente al Gioberti la impossibilità di poggiare sugli elementi conservatori e reazionari per realizzare il programma del risorgimento italiano. Occor­reva invece immettersi nella corrente d'idee che animava la vita politica e culturale d'Europa, seguire la via per la quale s'erano incamminati gli uomini di tendenze pro­gressive e avanzate. La polemica che iniziò ufficialmente con i Gesuiti nei Prolegomeni fu il segnale del nuovo orientamento. Ivi la libertà, solo adombrata nelle opere prece­denti, diviene tendenza unificatrice del genere umano, creatrice del progresso; da ciò deriva anche l'esaltazione degli ordini rappresentativi. Alla religione, che prepara il cammino per ascendere a Dio, vien contrappósta l'immanenza della civiltà, promo­trice di ogni progresso futuro per il suo carattere universale nel tempo e nello spazio* Con il Gesuita moderno il Gioberti ribadisce il suo concetto della necessaria concordia tra religione e civiltà, ma egli resta nella visione cattolica del mondo; l'idea s'incarna nella umanità stessa esaltata come avente vita propria: se la civiltà umana non è che una immagine della divina, gli elementi della conoscenza non sussistono fuori degli esseri contingenti e appartengono alla civiltà del soggetto, essendo subiettivi e creati. Con il Rinnovamento, dall'idea del Primato relativa all'immedesimazione dell'Italia nell'universalismo cattolico, ristrettasi poi a una sorta di nazionalismo nel '48-49, egli passa ad un dissolvimento dell'Italia nella più ampia visione dell'Europa. Il rinnova­mento italiano perdeva codi ogni particolare significato, ogni individuale autonomia per fondersi in quel necessario rinnovamento europeo di cui diveniva quasi scena di nn dramma e episodio di un poema . La democrazia diveniva il fulcro della nuova Europa e quindi della nuova Italia, benché il popolo restasse sempre, nella sua conce­zione, una massa avente ideali confusi e la sua democrazia oscillasse tra un socialismo piccolo borghese e un democraticismo cristiano. Ma il sostrato fondamentale era la libertà, non più correlativa alla civiltà; ma creatrice di civiltà, in ini processo circolare continuo. E ciò ebbe diretta influenza anche nel pensiero religioso. La religione dive­niva per la prima volta, in modo evidente e preciso, l'esclusiva esigenza dell'animo umano verso una religiosità intesa come scienza e culto dell'infinito. Diveniva inoltre, con il suo carattere universale, il necessario presupposto e completamento del libera­lismo, tendente facilmente a tralignare in un eccesso d'individualismo, e, infine, l'intima spiritualità che animava e legava in nn vincolo superiore gli individui nell'idea demo­cratica. Cosi la nuova Roma, il mito della nuova Roma dal Gioberti profetizzata, non esprimeva che la personificazione dell'esigenza religiosa del genere umano, e l'attua­zione del suo ideale continuamente riaffermato: la conciliazione della religione con la civiltà. Conciliazione del tutto nuova, riflettente quella intrinseca unità di termini, che egli aveva già sviluppata nelle opere inedite.
La succinta interpretazione che della fisionomia originalissima del pensiero gio-bertiano ci dà il Vecchietti, presenta, nell'insieme, una linea beh chiara e non manca di acuti rilievi, meritevoli di un più esteso e vigoroso approfondimento. Ma vi sono qua e là degli accenni che, a mio parere, dovrebbero essere dall'A. attentamente rive­duti. Cosi, ad esempio, il passaggio dal Primato alle opere successive del filosofo tori­nese. Non direi che in quell'opera il Gioberti, giunto alle conseguenze estreme del suo razionalismo, si è fatto banditore della reazione e quindi negatore del valore auto­nomo della libertà. Già 11, se si.vuol giudicare con serena spassionatezza, ò apertamente enunciato il nucleo fondamentale e centrale della dottrina politica del Nostro, cioè la idealità intesa come essenza della nazione, la quale è spontaneo accordo di natura, umanità concreta al disopra dell'astratto umanitarismo, alimentata dalla religione cattolica, la cui funzione è di plasmare le coscienze e di aiutare le classi dei cittadini a