Rassegna storica del Risorgimento

FLORENZI WADDINGTON MARIANNA ; MAMIANI TERENZIO ; SCHELLING FRI
anno <1942>   pagina <434>
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4>a4> Libri e periodici
governarsi da aè. L'argomento che, come è noto, ha già dato motivo a vivaci discussioni, porterebbe ad un lungo discorso, che sarebbe crai fuor di luogo. Comunque, io son di avviso che tra il Primato e il Rinnovamento non vi è per nulla quella discontinui ta che si continua da molti ad affermare. Mutano le circostanze esteriori e contingenti che hanno dato origine alle due opere, ma il fondo è identico: il principio cioè dell'autonomia, alla quale concorrono tanto la democrazia quanto la religione, perchè e l'una e l'altra sono, nel pensiero del Nostro, promotrici di liberta. Ttfnn r
AGOSTINO SA VELLI, Leonardo Romanelli e la Toscana del suo tempo, con lettere del Guerrazzi al Romanelli; Firenze, Le Mounier, editore, 1941XIX, in 16, pp. 460. L. 40 (Studi e documenti di storia del Risorgimento. Collezione diretta G. Gentile e da M. Menghini, voi. XXI).
Le vicende dell'insigne patriotta aretino Leonardo Romanelli erano già sufficien­temente note, almeno nelle linee generali; mancava peraltro su di lui una biografìa ampia e completa, che ne rappresentasse al vivo, e sinceramente, l'intemerata figura. II volume del Savelli risponde perfettamente a questo scopo; anzi, poiché l'A. si studia non solo di porre in chiara luce gli atti politici del Nostro, ma di inquadrarli anche, con gran cura, negli avvenimenti del tempo, l'opera sua assume singolare importanza perchè viene quasi ad essere una storia della Toscana durante il periodo del Risorgimento.
L'azione del Romanelli non comincia invero a svolgerai in un campo un po' vasto che dal 1847; ma il Savelli s'indugia per molte pagine, del resto interessantissime, a darci notìzia dei suoi primi anni di formazione morale e spirituale, dei suoi studi, dei suoi fatti familiari, e in seguito del suo esercizio professionale che lo portò in poco tempo in fama di provetto giureconsulto. Però anche nel piccolo mondo in coi viveva e ove aveva larga influenza e godeva stima di uomo probo e disinteressato, il Romanelli si adoprò ben presto con l'ardore del suo carattere a promuovere e a favorire il movimento nazionale. Dapprima si tenne abbastanza vicino ai moderati, ma in breve si staccò per inclinare verso gli ardenti, che si chiamavano esaltati, benché i più. fossero schietti costituzionali con una forte propensione a prendere provvedimenti energici. Egli fu però sempre guidato dal desiderio vivissimo d'impedire che il trasmodamene delle lotte dei partiti, inseparabili dal sistema parlamentare, nocesse alla concordia comune.
Con la fuga del Granduca e la costituzione del triumvirato il Romanelli, amico inti­mo del Guerrazzi, ebbe la nomina a ministro di grazia e giustizia (il Ministero risultò in parte di ministri vecchie di tre nuovi, e cioè il Mordini, il Marmocchi e il Romanelli); e -d'allora-*ebbero inizio le sue disavventure. E difficile stabilire se egli aderiva alle idee democratiche con piena convinzione o per 1*amicizia sincera e cordiale che nutriva per il Guerrazzi; il certo è che egli avrebbe voluto ordine e serietà in Toscana e che le cose andassero conforme alla legalità senza sopraffazioni piazziste, attraverso gli organi del Governo e del Parlamento. Nel marzo del 1849 ebbe l'incarico di commissario straor­dinario con pieni poteri illimitati del compartimento di Arezzo, ove eran sorti moti con violenze di ogni genere, specialmente a carico di pubblici funzionari, per la mobili­tazione della Guardia Nazionale che aveva gettato il malcontento nella campagna toscana. Anche stavolta il Romanelli fece opera mite e conciliatrice e usò nelle repres­sioni molta prudenza e molta moderazione. Delineatasi la restaurazione fiorentina, non vi si oppose né la contrariò, anzi con la Bua autorità la secondò in Arezzo, dove senza dubbio, nella mancanza di forze militari sicure, avrebbe potuto, con i mezzi a sua disposizione, costituire un notevolissimo ostacolo.
Tuttavia, qualificato come soggetto pericoloso, accusato dai codini, che odiavano in Ini il patriotta ardente che aveva sempre predicato contro lo straniero, di aver vitu­perato il nome del Papa e di aver indossato la montura di capitano della Civica, gli fu imposto di allontanarsi dalla città e dal Granducato e di seguire la stradale di Cortona per recarsi a Perugia. Arrestato proditoriamente dagli Austriaci, fu imputato di aver