Rassegna storica del Risorgimento
FLORENZI WADDINGTON MARIANNA ; MAMIANI TERENZIO ; SCHELLING FRI
anno
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1942
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pagina
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438
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438 Libri e periodici
comprende 530 documenti, o così la cifra totale dei documenti pubblicati nei dieci volumi sale complessivamente a ben 4500.
Anche da queste pagine, che concludono l'opera indubbiamente proficua al rinnovarsi dei nostri studi, appare in primo luogo la figura dell'uomo che ci avvince sempre di più per quel suo candore nell'amare e nell'operarc il bene, immutato ed immutabile fino alle ultime sue ore
Questa corrispondenza che egli mantiene con gli amici oramai vecchi, con parlamentari che oramai, come lui, rifuggono da adattamenti e da compromessi, con uomini nuovi che non possono tuttavia sottrarsi al fascino di un recente passato che Ha viventi testimonianze quali il Lanza, questa corrispondenza dicevamo offre il modo di intendere esattamente quale fosse l'atteggiamento degli uomini della Destra di fronte alla nuova esperienza di governo inaugurata nel 1876, come venisse giudicato quel nuovo governo di progresscria molto meno impacciato da scrupoli e molto più pronto a lusingare' uomini del Parlamento o folle; e come, d'altra parte, al di sopra delle rivalità e delle divergenze, restasse fermo in questi uomini della Destra il proposito di servire sempre la Patria.
Molti momenti della vita nazionale trovano eco in questo carteggio. L'anno 1878, per esempio, ci offre considerazioni particolari e notizie a proposito della morte del generale Alfonso Lamarmora, di Vittorio Emanuele II, e di Pio IX. in quell'anno troviamo anche echi a proposito dell'attentato contro Umberto I. Si può dire che le carte Lanza ci fanno assistere a questi fatti da un osservatorio particolare, da cui è possibile intenderli e vederli quasi attraverso una mesta ma limpida luce di tramonto.
Fra queste lettere del decimo volume possono destare un certo interesse quelle di Pietro Sbarbaro, il quale con la sua prosa piena di esclamativi e agitata da interrogativi, si attacca, diremmo quasi, anche al Lanza, cattivandosi facilmente le simpatie di questo galantuomo sempre pronto a confortare quanti intendono battersi per la moralità della vita pubblica.
È anche possibile cogliere da questo volume, e senza possibilità di equivoco, quale fosse l'opinione del Lanza e di amici suoi a proposito di scottanti questioni, quali, per esempio, quella dei rapporti fra Stato e Chiesa (si vedano in particolare le pp. 77, 83, 86,127 a 129), o quale la questione del disarmo, o sulla preparazione degli uomini che avevano rappresentato l'Italia al Congresso di Berlino: o ancora sulla questione di Tunisi (agosto 1881). ..
Il carteggio accenna un poco a farsi più raro negli ultimi mesi; ma si avverte che non è mutato il tenore di vita di Giovanni Lanza, pur notandosi stanchezze e disagi inai compatibili in un uomo che tanto aveva dato di se. Ed è poi questa stanchezzache lo logora e lo vince. La sua ultima lettera è del 3 marzo 1882, ed è scritta alla moglie. Egli è a Roma, è voluto andare a Roma dove il suo dovere lo chiamava; ma vi è giunto particolarmente stanco, e pensa forse di aver fatto un viaggio inutile. Ma la stanchezza passerà, e certamente egli ritornerà nel suo Piemonte. Invece sei giorni dopo, dalla data di quella lettera, egli era morto.
Con questo ultimo documento che non si può leggere senza commozione, si chiude il carteggio Lanza.
Uno sguardo panoramico a tutta l'opera ci consente, in verità, di confermare che da essa viene un largo contributo alla storia d'Italia in quegli anni che potremmo chiamare di Cavour, in quanto Giovanni Lanza, prima e dopo la morte del Tessitore, figura accanto a lui come un discepolo eminente accanto ad un grande maestro. Quel mondo di allora riceve piena luce da questa opera che l'Eoe* De Vecchi, nostro Presidente, ha curato con tanto amore, e condotto a terni ine con una sollecitudine che merita di essere segnalata ad esempio* PIERO ZAMA