Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; MILANO
anno <1942>   pagina <460>
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Francesco Salata
contraenti, illimitata nel tempo, risponde allo spirito a eòi s'informa l'Accordo culturale fra l'Italia e il Reich Germanico (Roma, 23 no­vembre 1938-XVTI). Cosi vogliono non soltanto gli stretti rapporti d'alleanza tra i due paesi, consacrati da tanti eventi gloriosi, ma anche i ben intesi vicendevoli interessi e le necessità permanenti degli studi storici.
Di tale natura sono alcuni gruppi di documenti che ho rintracciati nell'archivio dell'Armata austriaca d'Italia al comando del maresciallo Radetzky per il biennio 1848-49, entrato a far parte del Kriegsar-chiv in Vienna (ora Sezione del Heeresarchiv di Berlino).
Quelli di cui do qui notizia, sono alcuni documenti del Governo provvisorio di Milano del 1848 e si riferiscono, quasi interamente, a due soli giorni ma quali giorni ! : il 22 e il 23 marzo, l'ultimo delle Cinque Giornate e il primo giorno del Governo provvisorio, costituito da Gabrio Gasati nel segreto della vigilia dal seno della Congregazione municipale, ma proclamato pubblicamente il 23 marzo con il noto mani­festo ai cittadini, che dall'annunzio giustamente orgoglioso della fuga di Radetzky si eleva al giuramento di fede nella bandiera tricolore, al grido, non invero municipalista o regionalista, di : Viva VItalia!
Questi cinque fascicoli sono stati, evidentemente, sequestrati dagli Austriaci dopo la rioccupazione della città. Il segno rosso da cui risul­tano sottolineati, di mano austriaca, i nomi di persone che ricorrono quasi in ogni linea di queste pagine, indica per sé lo scopo prevalente­mente poliziesco del sequestro. Entrati così nel nuovo archivio corrente del Comando austriaco, i fascicoli vi rimasero al di là dell'uso contin­gente che può essersene fatto. Nel riordinamento successivo di quell'ar­chivio assunsero, quelle carte, se pur impropriamente, la collocazione stessa degli atti di originaria spettanza legittima dell'archivio stesso, che, trasferito, nell'addensarsi della crisi del 1859, dapprima a Verona, finì poi a Vienna.
Gli accordi archivistici susseguiti ai trattati di pace del 1860 e del 1866 non potevano certo toccare l'Archivio di guerra, reso gelosamente inaccessibile agli stessi studiosi austriaci, se anche per i documenti di carattere non politico e non militare le rivendicazioni italiane dovettero, in gran parte, attendere la vittoria del 1918. Del resto, quando trattisi di singoli atti o gruppi di atti inseriti e confusi in fondi cui organica­mente non appartengono, solo il caso, nel corso di ricerche a tutt'altro scopo indirizzate, può trarli in luce, come è appunto accaduto a me per questi ed altri documenti specialmente nel Kriegsarcliiv di Vienna.