Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; MILANO
anno <1942>   pagina <471>
immagine non disponibile

Verbali e diari, ecc. 471
Ore 101/2 L'ing. Cambieri di Lomcllina annuncia da lettera 21 al Governo Provvisorio che le troppe piemontesi sono in via a marcia forzata, e che l'ardore dei medesimi è inde­scrivibile [I e HI].
L'ing Giuseppe Franchi di Pavia, incaricato dal Municipio di quella città di por­tare una lettera al Podestà Casati, fu tradotto sabato in Castello e per conseguenza gli fu rubata la suddetta lettera. Solo questa mattina fu rilasciato in libertà. Si presenta quindi a questo Governo Provvisorio perchè lo abbia a sentire, se lo crede, sul contenuto di detta lettera che riferivasi ad interpellazioni di quel Municipio sui modi di sistema­zione [I e III].
Duroni, Capo del Telegrafo del Duomo (ore 12 ) notifica che dalle ispezioni praticate non gli riuscì di vedere alcun nemico al di fuori; le genti sono tranquille e là gioia comincia a regnare sulle rasserenate fronti [I e III].
D Signor Franchi, deputato di Pavia, desidera che se si pubblicasse qualche proclama ai Municipi, non sia dimenticata Pavia [TJ.
Trieste, 16.3. a mezzanotte. Vienna consegnata alla Guardia Nazionale, accordata la Costituzione, libertà della stampa, Metternich andato in Russia, evviva generale, distrutta la insegna dell'albergo Metternich; tutta la città si illumina. Al Tergesteo (Borsa) levato il quadro di Metternich e postovi quello di Ferdinando.
Venezia, 17.3. Arrivato alla mattina l'annuncio che al 15 S. M. aveva abolita la censura, convocate le Congregazioni; giunto il vapore colle notizie di Trieste. Alle 1 la piazza di S. Marco piena di gente, forse 20000 persone. Si sono voluti liberi Manin e Tommaseo. D Governatore parlamentò col popolo per provare che non poteva accor­darlo, ma che avrebbe invocato la libertà dal Presidente del Tribunale che fece difficoltà dovendo dipendere dal Senato. Non era tempo di proroga. Malgrando le difficoltà di Lindner direttore di polizia, il Governatore prese la cosa sopra di se, li diede liberi, il popolo li portò in trionfo. Ciò fu bene perchè le posizioni sarebbero state demolite... Un avviso in grandi caratteri per festeggiare la Costituzione e la libertà della stampa. Viva l'Imperatore. Il popolo volendo suonare le campane e trovate chiuse le porte, scalò le finestre. Fin qui nessun disordine fuorché alle prigioni di polizia dove il popolo liberò i prigionieri politici. La Truppa è sotto le armi. Le bandiere tricolori sventolano salii stendardi di S. Marco, il popolo fa la guardia a dispetto della Autorità. Vene­zia 17.3, 6 ore pom.
Taverna riferisce di essersi recato in Castello per commissione del Presidente del Governo Provvisorio, di aver potuto ristabilire con facilità l'ordine mediante avvisi d'esortazioni a nome del Governo. Al suo entrare in Castello il disordine era grande, principalmente essendosi sparso un falso allarme, tutti sforzandosi d'uscirne ruoti; vi furono sette vittime schiacciati dalla folla. Finalmente, rimesso l'ordine, passò alla rivista dei luoghi stati danneggiata dai nemici. Entrato nella corte così detta La Torretta trovò 10 cadaveri di militari sotto al portico e una cinquantina circa di feriti più o meno gravi. Nel magazzino di munizioni una certa quantità di cartuccie, però senza palla, e molta munizione d'artiglieria. Di là uscito visitò il lato sinistro della fossa interna e vi trovò un buon numero di cadaveri di civili orribilmente massacrati e muti­lati in ogni modo, e fu accertato che poco avanti si scorgeva ancora il luogo dove furono fucilate queste vittime, sendo una prova evidente, orribile spettacolo di tanto ster­minio. Prima di lasciare la caserma ordinò di concerto col sig. Lissoni comandante che prontamente tutti i feriti fossero trasportati negli ospedali di Casa Fagnani e S. Am­brogio; che i cadaveri militari venissero tumulati, previa la benedizione sacerdotale,