Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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pagina
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485
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Un Italiano del Risorgimento 485
lo avviò a gli studi classici e un bel giorno lo condusse a Padova per iscriverlo alla facoltà di medicina di quella Università.
Francesco (si chiamava cosi non dalla nascita, ma per aver adottato più tardi il nome dello zio suo benefattore) studiò tanto assiduamente, che a 21 anni nel 1823 conseguì la laurea in medicina e chirurgia, meritando l'ufficio di assistente alla cattedra di clinica chirurgica. Due anni dopo (1825) vinse in gara un posto nello Istituto di perfezionamento per la Chirurgia a Vienna, da cui tornò dopo tre anni di studio e di esperienza col titolo di professore di Anatomia, che gli permise di ottenere, nel 1828, l'ufficio di chirurgo provinciale a Venezia. Sei anni dopo il Governo austriaco lo mandò in Toscana a studiare il colera, che aveva fatto la sua lugubre comparsa nel Granducato; e fu provvido consiglio, che nel 1835 Venezia, invasa anch'essa dal tenibile morbo, potè valersi de' suoi illuminati servigi per liberarsene senza gravissimi danni. Nel 1838 finalmente la meritata fama a cui era pervenuto lo designò senza contrasto a salir la cattedra di Anatomia umana nell'Università patavina.
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Qui si apre una lacuna nei ricordi autobiografici del Cortese fino al 1846, anno in cui egli riprende le sne note, raggruppandole sotto il titolo Il 1848 e i suoi precursori. Quel decennio fu tutto pieno della tranquilla operosità de' suoi studi, allietata dalla giovine sposa Anna Castelli, figlia di quel Jacopo Castelli che nel 1848 fu deputato e ministro della Repubblica Veneta e nell'assemblea del 4 luglio fece prevalere l'idea dell'annessione al Regno di Piemonte, succedendo a Daniele Manin nella presidenza del Governo provvisorio. L'aveva sposata il 17 settembre 1839, un anno dopo aver conseguito la cattedra, e fu il conforto della sua vita, una di quelle donne di raro intelletto e di strenua volontà, che nell'esistenza degli uomini di pensiero e di lavoro sono come al pellegrino l'oasi nel deserto. Anna, il giorno dopo le nozze secondo un costume spartano e romano si era tagliata le lunghe e bellissime trecce,per voto alla libertà d'Italia. Per 32 anni gli fu dolce compagna, educatrice esemplare dei figli nati dal loro amore, custode del focolare; e quando la perdette nel 1871 si sentì come un naufrago smarrito in alto mare, con un solo approdo in vista: l'ultimo.
Quel decennio dal 1838 al 1848 fu il più fausto della sua vita, e perciò forse non ne rimase traccia nelle sue note. Il ricordo dei