Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <486>
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Ettore Fabietti
tempi felici è troppo intimo e troppo nostro perchè si possa sciorinarlo al sole.
La tranquillità operosa de' suoi studi fu turbata dalle vicende for­tunose del 1848. a cui il Cortese dedica buona parte delle sue note autografe, con particolari che illuminano la condizione dei tempi e lo stato degli animi. Vivendo a contatto con la gioventù universitaria, ne sente il fremito e ne divide le aspirazioni. Egli non può rimanere estraneo a quel generoso slancio di ribellione contro la servitù stra­niera, e non teme di manifestare i suoi sentimenti neppur quando il Governo austriaco ostenta la propria forza, nella certezza di trionfare con la violenza. Alcuni studenti cacciati dall' Università per aver preso le parti del popolo contro la polizia austriaca furono da lui difesi a viso aperto, e il suo nome venne subito annotato nel libro nero dei sospetti.
Ma gli eventi incalzano con ritmo vertiginoso: il 25 marzo Carlo Alberto passa il Ticino; nella città veneta si succedono dimostrazioni, tafferugli, massacri, insurrezione aperta. Gli Austriaci abbandonano Padova, dove si costituisce un Comitato di governo; il Cortese è chia­mato, con altri valentuomini, a vegliare sulla pubblica sicurezza e il Governo provvisorio della Repubblica gli affida il 29 marzo l'ufficio temporaneo di Rettore dell'Università. Un giorno i reclusi della Casa-di pena insorgono a tumulto: la cittadinanza ne è profondamente turbata. Se la nuova alba di libertà deve sorgere pura da ogni contaminazione, occorre soffocare il moto ad ogni costo con azione pronta e risoluta : non v'c tempo da perdere. Seguito da un ma­nipolo armato di cittadini volonterosi, il professor Cortese raggiunge il carcere penitenziario, parla ai sediziosi, e, riuscito vano ogni ten­tativo di ridurli alla ragione, sale coi compagni armati sulla torre che domina il cortile interno, ordina di far fuoco sui ribelli e li costringe alla resa.
Poi gli eventi mutarono corso: ai messaggi di vittoria successero annunzi di rovesci delle armi italiane: a Padova, dalla torre della Spe­cola, fu vista un giorno la bandiera bianca sventolare lontano su un campanile di Vicenza. Dopo tre mesi dalla loro partenza le milizie imperiali s'avviavano a rientrare in Padova. I compromessi dovevano affrettarsi a mettersi in salvo. Accompagnato dalla famiglia (tre bam­bini e la moglie incinta), il professor Cortese uscì tosto dalla città, rinunziando alla cattedra, a' suoi studi prediletti e alle sue care abi­tudini; indicibile sacrificio per un cuore come il suo, aperto a gentili e teneri affetti. Se fosse sceso a patti con la propria coscienza e avesse