Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <487>
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Un Italiano del Risorgimento 487
mendicato indulgenza, sarebbe rimasto facilmente al suo posto: né mancarono esortazioni in questo senso. Egli preferì l'esilio e le incer­tezze di una vita da rifare.
Era la mezzanotte del 13 giugno: mentre gli Austriaci rioccupa­vano la città, egli e i suoi, a piedi, si avviarono, fuori di porta Portello, alla volta di Venezia assediata. Un suo caro discepolo, il dottor Gruber, lo accompagna alla stazione, spingendo innanzi a mano, fati­cosamente, un carretto carico di alcune masserizie, lo stesso che. tirato da un somarello, aveva servito ai trastulli dei bambini lungo i sen­tieri dell'orto domestico. Dopo due giorni e due notti di peripezie e di stenti raggiunge Venezia, che era ancora in piedi e decisa a resistere a ogni costo.
Anna rivide la casa paterna e vi fu gradita ospite coi figli; ma il marito, anelando a prestare i suoi servigi ai combattenti per il patrio risorgimento, chiede ed ottiene di essere accolto medico volontario nel 3 reggimento lombardo comandato dal colonnello Griffini, e lo raggiunge per via di mare, approdando a Ravenna e toccando il suolo lombardo attraverso i Ducati.
Quanti pericoli e travagli durante il lungo viaggio! Venezia aveva perduto la sua flotta, rimasta in mano degli Austriaci; la squadra sarda, levata l'ancora, non era più in vista di Venezia. Bisognava mettersi in mare con mezzi di fortuna e correre il pericolo d'imbattersi in qual­che incrociatore nemico. Il Vulcano, infatti, una delle prime navi da guerra a vapore, uscito da Pola, percorreva instancabile la costa, avido di preda.
Approfittando di una missione che il Governo veneto spediva al campo per la stessa via, Francesco Cortese salpò su un barcone noleg­giato per la traversata da Venezia a Ravenna, insieme a un gruppo di volontari reduci da Treviso e da Vicenza e ad alcune signore a cui era chiusa ogni altra via per tornare alle loro famiglie. Erano, in tatto, 4-5 passeggeri: troppi per un legno che trasportava anche un buon carico di merci. Quando sciolsero la vela il vento era propizio, e il capitano calcolava di giungere a destinazione in una ventina di ore..
Gli Austriaci non disturbarono la rotta; ma, superata la punta della Maistra, si scatenò un vento di scirocco tanto impetuoso che la navigazione divenne difficile, e bisognò sostenere un ben duro trava­glio per non andare a picco. Il furor dei marosi aumentava pericolosa­mente; e con gente a bordo, che per la maggior parte non aveva mai navigato, comprese- le signore tutte fuor di sé per lo spavento, si può immaginare la confusione e il caos di quei frangenti, in cui una gran