Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <490>
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Ettore Fabietti
Non gli rimaneva che poco più dì tre anni di vita. Nella quiete domestica, amorosamente assistito dai figli e dagli amici fedeli, si dedicava alla lettura dei classici, alla revisione di qualcuno de' suoi lavori di anatomia, che pubblicò nei 1881; e sulla sera del 24 otto­bre 1883, in Roma, fra le lacrime de9 suoi cari, tramontò col sole, per sempre.
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Insigni maestri della sua scienza, che lo conobbero e lo venerarono, lo dissero carattere forte, indipendente, sempre eguale a se stesso nella lieta e nell'avversa fortuna, esempio di rettitudine, di operosità, di scrupolosa esattezza nell'adempimento dei propri doveri, generoso e fermo nei propositi, intrepido nei pericoli sul campo e in mezzo ai contagi. Bastava avergli parlato una volta per non dimenticarlo più. Un illustre collega di cattedra narra di lui: Due volte ebbi l'onore di sentire la stretta della sua mano, e non ci volle altro perchè egli mi si scolpisse vivo nell'anima e nel cuore: lui, sì dignitoso e dolce, sì forte e modesto! Ricorderò sempre un giorno del 1863, quando nella Scuola di Fisiologia a Parma entrò un personaggio soavemente austero e mi si annunziò per il professor Cortese. Lo pregai di poterlo presen­tare ai miei studenti che erano ancora nell'aula per la lezione: egli si volse a loro e disse: Saluto volentieri queste giovani speranze dej Paese.
Ma egli è ancora vivo e presente in questi ricordi autobiografici, che scrisse al tramonto della vita e che escono per la prima volta alla luce della notorietà. Emana da essi un così vivo senso di partecipazione a gli storici eventi del nostro Risorgimento e insieme un tale fascino di edificazione morale, che, se l'Autore li avesse condotti a termine- fusi in organica unità, meriterebbero di vivere accanto ai Miei [Ricordi del D'Azeglio.
Ne sia concesso, dunque, di trarre dall'oblio un altro prezioso docu­mento di grandezza morale della generazione che fece l'Italia e di offrirlo ad esempio a gli Italiani d'oggi.
ETTORE FÀBIESÌ