Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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pagina
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491
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Un Italiano del Risorgimento 491
I. PROEMIO
Un uomo che ha percorso 76 armi della sua vita, che si è trovato in mezzo alle più diverse vicende di un'età di transizione negli ordinamenti politici, che si è visto nella necessità di mutare la propria condizione sociale, che cercò sempre di bastare a se stesso e alla sua famiglia, non sarà certo un grand'uomo degno di lasciar memoria di sé nel suo Paese; ma potrà morire tranquillo nella convinzione di aver fatto il proprio dovere.
Quando si entra nel mondo, par che si stenda un tempo infinito davanti a noi e ne rimanga sempre abbastanza per attuare le molte idee e i molti proponi' menti che andiamo successivamente formando nella nostra fantasia. Orbene: andremo purtroppo incontro a gravi delusioni, ma non divergeremo dalla retta via seximarremo coerenti ai nostri principi, ove sieno inspirati a un ideale di rettitudine e di lavoro.
Io non sono stato né sarò mai da considerare un grand'uomo, e perciò se] oso lasciarvi queste notizie della mia vita, figli miei carissimi, non lo faccio perchè domìni nell'animo mio un pensiero di vanità o d'orgoglio. In un tempo come il presente, in cui ogni mediocrità municipale si eterna in marmo o in bronzo, sarebbe supremamente ridicolo nutrire simili idee. Cesserà forse tra qualche anno questa esasperante monumentomania, e si vergognerà il mondo di avere innalzato statue a ignoti o a persone degne di rimaner tali, quando si accorgerà di averle negate a tanti autentici uomini di valore, di cui si ricorderanno e si studieranno ancora le opere o si imiteranno le virtù.
Se vi lascio queste memorie della mia vita si è perchè non ho ricchezze a lasciarvi, tranne quella dì un buon nome e di un esempio di vita onesta e laboriosa. Anche io non ereditai ricchezze, ma ebbi la maggiore che potessi ereditare dai miei, cioè quella*dell'attitudine fisica e intellettuale a creare la mia stessa esistenza. Dice. Orazio:
<t .....rectius occupai Nomati beati, qui Deorum Muneribus sapientcr ali, Duramque callet pauperiem pati ',
cioè: non è beato soltanto colui che poco possiede, ma si specialmente chi sa fare uso sapiente dei doni concessigli da Dio e sostenere con coraggio la povertà,
A dirla schietta, io non ho mai sofferto la vera povertà; ma, nato in sufficiente agiatezza, ho provato quanto poco sicuri siano gli agi aviti nei tempi di transizione. Ho veduto le strettezze domestiche e fin da piccino ho fatto capitale di un severo precetto dell'attiva e saggia mia madre, ripetuto più tardi da quella fiera mìa zia signora Irene, a cui fu commessa la mia educazione, cioè, che l'uomo onesto deve non aver mai bisogno di nessuno, e bastare a se stesso. Precetto, questo, santìssimo, che mi giovò in molte congiunture di finali, e di cui faccio tesoro anche nell'avanzata mia età.
A questo precetto s'informa in gran parte la pratica della vita.
... No! viviamo in una fase di trasformazione sociale, in cui pur troppo i bisogni dell'esistenza sono enormemente cresciuti, per guisa che l'accessorio supera di gran lunga il necessario. Di qui gli squilibri non solo nei mozzi finanziari, ma sì specialmente nelle idee. Io non so fin dove arriverà questa tendenza alla vita fittizia, che domina da qualche anno da pertutto.,- Perciò anche in questo periodo d'incertezza