Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <493>
immagine non disponibile

Un Italiano del Risorgimento 493
invidie. Per conservar le amicizie bisogna piegarsi a molte transazioni, passar sopra a molte cose che al primo momento infastidiscono, e dare importanza all'analogia de sentimenti e alla bontà dell'animo... Bisogna saper perdonare per essere perdo­nati. In tm caso io non ho saputo perdonare: quando gli amici da me beneficati mi hanno dato prova di animo sconoscente. Dice bene Cicerone: Tatti gl'immemori dei benefici ricevuti odiano i loro benefattori. Ed è anche vero che si perdonano le offese ricevute, non si perdonano mai quelle che si recano altrui. L'ingrato che vi offende sa di avervi offeso, e perciò solo vi diventa nemico. Ho dovuto, quindi, persuadermi che bisogna far del bene a gli amici in una certa misura, non mai tutto il bene in una volta, essendo giusta la massima di Larochefoucauld: On ne trouve guère d'ingrats tant qu'on est eri état de faire du Meri. Appunto quando non sarete più in grado di far del bene a un amico, al quale ne avete fatto molto, proverete se vi è o no vero amico...
Siati guardinghi, miei cari figli, nel contrarre vere amicizie, massime ai tempi che corrono. Io sarò un vecchio utopista, ma ho fisso nell'animo che la celerità delle ferrovie e dei trasporti, la fugacità delle relazioni personali, la mobilita conti­nua degli individui e delle masse sia causa altresì di precarietà nei rapporti sociali e nelle amicizie. Le conoscenze si estinguono come i fuochi di bengala: non ai ha tempo di avvicinarsi spiritualmente, di conoscersi, di apprezzarsi, di compenetrarsi: quindi, superficialità di sentimenti, più facili ma più fugaci effusioni di affetti, e in fondo, maggiore indifferenza reciproca e più esasperati egoismi...
Diciamola schietta: gli Austriaci portarono fra noi l'odioso sistema poliziesco, ma richiamarono in vigore principi morali di cui la rivoluzione francese aveva fatto scempio. Poi Vienna arricchì e si guastò anch'essa... Che cosa avvenisse allora voi Io sapete come lo - so io, che fui in mezzo a quel turbine fin dal principio. Siamo giunti a una soluzione insperata, che anni fa si sarebbe creduta una favola, all'unione cioè, degli Italiani sotto un re costituzionale e nostro!
* * *
Un sentimento di patriottismo mi attrasse nel moto nazionale del 1848, sebbene io. non avessi ragione di lagnarmi degli Austriaci né li odiassi. Ebbi la fortuna di esser sostenuto ne' miei spontanei impulsi patriottici da quella eccelsa donna che fu vostra madre. Lasciai una posizione invidiabile, speranze ed agi, e mi gettai anch' io nel mare magnum della rivoluzione. Da parecchi anni mi trovo in condizione non inferiore a quella che abbandonai nel '48 e posso dirmi risarcito delle mie perdite materiali e morali. Ne sono contento. Se potrò collocarvi decorosamente com'è possi­bile nelle vostre modeste condizioni sociali, sarà compiuto con esito felice questo multiforme e tempestoso corso della mia vita, ed avrò la consolazione di morire tran­quillo. Vi lascerò ciò che ebbi quando entrai nella vita attiva: l'attitudine a formarvi una posizione coi vostri mezzi intellettuali e morali. E tuttociò che può promet­tere un padre che non ha altro da lasciare a' suoi figli, perchè null'altro che questo ebbe dai suoi genitori.
*
Finisco con un avvertimento, che forse potrà esservi utile, e lo appoggerò ai ricordi della mia vita. Non so se alcuno di voi potrà meritare una fama che si levi un poco dal livello delle comuni riputazioni. Se questo avviene, badate ai casi