Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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Ettore Fahletti
miei. Ho lavorato onestamente, e dirò anche modestamente, tanto nell'esercizio de* miei doveri professionali, quanto nell'adempimento de* miei doveri civili, servendo eon amore la patria e la scienza. Ottenni una certa rinomanza, e non me ne sono inorgoglito. Fedele sempre ai principi che ispirarono la mia prima educazione, non ho mai ostentato i risultati felici de' miei studi sperimentali e delle scoperte che resi note per le stampe.
Credo di avere agito saviamente, perchè in tempi di rapidi progressi, come quelli in cui vissi lavorando per la scienza, nessuno può menar vanto di opere che possano reggere alla prova del tempo. Ma devo riconoscere dopo averlo sperimentato a mie spese che è male lasciare ad altri di rendervi spontaneamente giustizia e di farvi adeguatamente apprezzare per quanto avete fatto e meritato. Troverete, per questa via, facilmente qualche corvo che si vestirà delle penne del pavone e pavone apparirà in vece vostra, per poco tempo forse, ma sempre per quel tanto che basta a farvi dimenticare. Svolgerà le vostre idee, come nuove e sue, le vestirà di peregrini concetti e magari di lussuose vesti tipografiche, le farà sostenere da laudatori articoli di giornale; e di voi, che avete servito di lievito a quella pasta, non si parlerà affatto, come se non foste mai vissuti.
Di tutto ciò feci una dura e amara esperienza personale, e perciò anche voi troverete forse che non ho torto di esprimere il mio rammarico. È pur vero che ad altri cui toccarono simili amarezze e forse anche maggiori, e ne ebbero contristata la loro vita, il tempo rese poi giustizia e i posteri ne onorarono la memoria: ma queste sono consolazioni tardive che non compensano chi ha sofferto. E del resto, più spesso avviene che l'oblio ricopra per sempre il nome e l'opera dei più degni e il tempo consacri l'ingiustizia dei loro contemporanei.
Yi consiglio, adunque, di essere modesti, ma non fino all'apatia, che, in questo caso, la modestia giustifica le altrui improntitudini. Vostro padre peccò, su questo punto: vogliate non imitarlo.
Nelle vostre relazioni coi superiori abbiate sempre presente di contenervi con rispetto e adempite con estrema esattezza i vostri doveri: questo contegno vi permetterà di non aver mai bisogno di corteggiarli; vergogna questa di cui non mi sono mai macchiato, e non per superbia, ma per un sentimento di dignità personale, che mi imponeva di evitar la taccia per me obbrobriosa di adulatore, allo scopo di ottenere gradi e onori. Ciò non tolse che ad alcuni uomini davvero superiori, cui mi attac- cai con affetto e riconoscenza, non mi mostrassi capace di ogni sacrificio disinteressato. Con questo dignitoso contegno riuscii a mantenermi in concetto di nomo onesto e retto. E non fu piccola vittoria. Che, se poteva esser facile sotto gli Austriaci, il cui governo assoluto e sospettoso presentava però il vantaggio di un'accurata organizzazione di controlli, non Io era più in Piemonte, dove l'autorità di chi esercitava il comando non ammetteva reclami gerarchici. Pelle ingiustizie sofferte bisognava aspettare i risarcimenti dal tempo e dal venire a galla della verità, che non manca mai di rifulger quando si agisca rettamente.
II. - LA. MIA GENTE
De' miei progenitori ben poco so e ricordo, e questo poco desunsi in parte da
alcune carte di famiglia, tra cui un albero genealogico che io conservo, e in parte
0lt9*. dalla vìva vece di mio padre. La nostra casata venne da Bergamo, che un