Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <496>
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Ettore Fabiani
Quanto ai destini dei Cortese, mio padre, già capo di famiglia, convenne col fra­tello minore di rinunziare al grado militare che aveva conseguito, per stabilirsi a Treviso e dedicarsi a impieghi civili. Mio zio, giovane di spiriti ardenti, animato dalle speranze di un avvenire di cui si sentiva sicuro, segui il movimento rivoluzionario, si fece soldato della Repubblica Cisalpina, s'aggregò all'impresa di Napoli con Cham-pionet e seguì le sorti di quella nuova milizia, che divenne poi la valorosa annata del I Regno d'Italia...
Compiuta l'impresa di Napoli e tornato l'esercito nella Cisalpina, mio zio si trovò sotto gli ordini del generale Scherer, che nel 1799, non potendo resistere alle forze riunite dell'Austria e della Russia, perdette tutte le conquiste francesi in Italia. Chiuso nella cittadella di Brescia, quale comandante di quel presidio, mio zio volle difendersi ad oltranza, con una ostinazione forse esagerata in quella contingenza; finché, ossequiente a gli ordini gerarchici, dovette cedere alla determinazione di un colonnello francese, assediato egli pure nel forte e concorde con altri nell'ofirire la resa. Mio zio era soltanto capitano. Il generale austriaco Rray, che assediava la citta­della, accettò la resa, a patto che il presidio rimanesse prigioniero di guerra e fosse internato in Stiria.1)
Sfilando il presidio davanti al generale austriaco, questi si fermò davanti a mio zio, chiedendogli se fosse vero che egli solo si era ostinatamente opposto alla resa. Lo zio, uomo di rude franchezza, d'aspetto imponente e di riconosciuto coraggio, rispose affermativamente. Sì, egli era stato il solo oppositore, poiché credeva che non vi fosse altro partito da prendere se non quello di resistere. A queste parole, il generale Rray, uomo a quanto pare di spiriti elevati, lodò mio zio per la sua fermezza, e dichiarandolo prigioniero, gli soggiunse che, nel caso avesse bisogno di lui, gli scrivesse direttamente, essendo egli disposto ad ammirare anche nei nemici il valore e il sentimento del dovere militare. Chiestogli nome e patria, il capitano Cor­tese si nomò,*si disse Italiano, nato a Brescia, da padre veneto. Partì per Rragenfurt.
Passando per Verona, trovò la città in sommossa per le famose Pasque 2) e seppe che fra i molti incarcerati, di cui parecchi condannati alla decapitazione, v'era
*) La resa della cittadella di Brescia, presidiata da uno scarso reparto francese e investita da 30 mila Austro-russi, è documentata da un fascicolo di appunti ritrovato fra le carte dcll'ing. Emilio Cortese, figlio del prof. Francesco e scritto di tutto pugno da un ufficiale comandante il forte, certo Puchet, il quale, in una lettera diretta al Consiglio di guerra del Castello, cerca scagionarsi della resa che egli vuole imporre ai colleghi, affermando che la cittadella è ormai ridotta a un ammasso di rovine, col ponte levatoio inservibile, le fosse piene di terra ed una di esse fino al cordone di rivestimento, i parapetti a secco ridotti a due piedi e mézzo, i proiettili (meno di 200) inefficenti, gli affusti dei cannoni in sfacelo ad ogni sparo, i magazzini quasi vuoti. E insiste perché i membri del Consiglio di guerra firmino la resa, a cui invece si oppone il comandante dell'artiglieria, il quale, in una lettera in italiano riboccante di errori ortografici, rinu provera aspramente al Puchet di aver trascurato le norme e i provvedimenti più neces­sari per mettere il Castello in stato di difesa: non approvvigionamenti, nessuna riserva di medicinali, di bende o altro; nessuna precauzione contro i tiri d'infilata, per cui con cannoni da 8 gli Austro-russi causavano guasti come se avessero sparato con can­noni d'assedio; i sessanta officiali giacenti all'ospedale di Brescia abbandonati, senza neanche ricordarli nei patti della capitolazione. Il capitano Cortese ai era opposto tuttavìa alla resa, e si comprende che il nipote glie ne renda giustizia.
*) Qui il Cortese cade in errore: le Pasque veronesi avvennero dal 17 al 29 aprile 1797, mentre la resa di Brescia é di due anni dopo (21 aprile 1799).