Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
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1942
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Ettore Fabietti
III. - LA MIA INFANZIA (1802-1810)
Ella mi aveva dato alla luce in Treviso il 14 febbraio 1802, in una casa posta in contrada delle Mura,1) che non ha se non due case per lato... Non saprei dire in quale gradino della mia scala genealogica io sia nato: credo di essere fra gli ultimi, forse il penultimo dei figli, perchè non ricordo che in barlume uno dei fratellini morto quando io pure ero molto piccolo, e dopo quello non vidi venirne al mondo altri.
La mia prima permanenza in Treviso non durò oltre il declino dell'anno 1808, circa sei anni e otto mesi; per cui nessuno si farà meraviglia se di quel tempo così fecondo di grandi avvenimenti io non conservi se non pochi ed incerti ricordi. Dalla pace di Campofnrmio al 1805 le provincic venete fino all'Adige rimasero sotto il dominio dell'Austria, ed io, quindi, nacqui e trascorsi la mia prima infanzia sotto la protezione dell'Aquila bicipite. Dopo Austerlitz esse si aggregarono alla Lombardia, e con la Romagna e le Marche costituirono poi quel primo Regno d'Italia, che sebbene non rappresentasse più della terza parte della Penisola, aveva nel suo seno tanta forza virile da ispirare a Napoleone sospetto e timore di una eventuale unificazione del mio paese Ricordo di aver letto, molti anni dopo, in un libro di memorie di uno.dei suoi fratelli, che dopo la vittoriosa battaglia di Wagram, vinta in sostanza dall'Armata italiana, si facevano tali e tante lodi all' Italia in un consiglio di generali, che taluno di essi espresse l'idea di fare di questo paese un potente Stato, antemurale dell' Impero francese. Orbene: la risposta di Napoleone, quale almeno la riferiva il libro, fu questa: Guardatevene bene, perchè in breve gli Italiani conquisterebbero i Galli. I nostri soldati avevano allora da presentare al mondo le vittorie di Spagna, di Pomerania e d'Austria* che i Francesi misero sempre nel novero delle loro gesta.
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Ritornando alla mia inconcludente personcina, se di una cosa mi ricordo in confuso è la mia presenza al passaggio di Napoleone per Treviso. Non lo affermerei di preciso, ma credo che fosse dopo il 1805, quando fu decretato che lo Stato veneto entrasse a far parte del nuovo Regno. Napoleone passava in carrozza con grande seguito sotto la porta Altinia, mentre io, vestito da ussaro, ero in piedi sopra un tetto sporgente sulla piazza di quel borgo a copertura del portico che conduce all' ingresso della Città. La casa era abitata da una famiglia popolana di nostra conoscenza* Al comando di mio padre, quando passò la carrozza del grande conquistatore io snudai la mia sciabola e feci il saiuto d'onore. La mano dell'Imperatore si alzò nel gesto del saluto, che fu accolto dai miei come un tratto di degnazione e considerato come un titolo di gloria domestica.
Ricordo di aver trascorso un'infanzia travagliata da malattie, avendo succhiato latte infetto dalla nutrice... Un rinomato medico della città mi sottopose a vari trattamenti curativi, fra i quali ricordo ancora con ribrezzo quelli del senwsanio e della china in polvere stemperata nel latte. Quanti balocchi mio padre dovette
') La città di Treviso, volendo tramandare ai posteri la memoria del suo illustre figlio, fece apporre una lapide alla facciata di questa casa (la via in cui sorge si chiama ora Via Cortese), con una epigrafe dettata dal prof. Tommaso Vallami.