Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <501>
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Un Italiano del Risorgimento 501
rio, che volle fare di me il suo figlio adottivo e trasmettermi il tìtolo, che poi non potei ereditare, poiché baroni del Regno non si diventava per successione.
Comunque, entrai nel Collegio dei paggi col numero di matricola 29, inciso nel mio bicchiere d'argento, che tuttora religiosamente conservo fra i molti e ricchi oggetti del corredo prescritti ad ogni paggio. Ne erano appena usciti alcuni giovani che parteciparono alle campagne napoleoniche, non senza sacrificio di sangue e di vite, come un Bignami e un Sagredo, che mori combattendo valorosamente in Ispagna. Ebbi a compagni i figli della più alta nobiltà del Regno: dei Gonzaga, dei Belgioioso, dei Visconti, dei Corcano, dei Renier, dei PorroLambertenghi e persino un figlio dell*illustre fisico Alessandro Volta. Due fratelli conti Guicciardi li rividi molto più tardi, uno comandante dei Cavali eggeri lombardi nel '48 e l'altro maggiore di piazza a Milano nel '59'60. De' miei compagni, pochi poterono compire il loro corso di studi e uscire ufficiali prima che nel 1814 gli Austriaci, tornati, a Milano, avessero soppresso la Paggeria e che io, a 12 anni di età, fossi ricondotto al mio paese natio per dare alla mia vita un'altra direzione.
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Il Collegio dei Paggi era nn istituto di educazione militare e nello stesso tempo una emanazione della Corte. Vi si entrava senza pagar pensione, ma con uno sfar­zoso corredo di biancheria e di indumenti, per i quali mio zio spendeva, compresi gli accessori, circa 800 lire all'annoi Non è improbabile che vi lucrasse sopra assai bene chi aveva l'incarico dell'amministrazione, e quasi direi d'essermene accorto in occa­sione di una mia sfuriata contro certo capitano Mamoth, maltese, per un addebito... indebito in conto vestiario.
Il Paggio riceveva ogni decade lire quattro per le piccole spese, che poteva fare senza renderne conto. Aveva tre abiti uniforme, somministrati dalla R. Casa: uno di gala con ricamo d'oro alla spallina sinistra e cappello piumato con orlo d'oro; uno co­mune con alamari gallonati d'oro e cappello a tre punte; ed uno da casa con giacchetta a bottoni dorati e gilet rosso. L'uniforme era sempre verde, ma il sott'abito verde in bassa tenuta con brache corte, bianco in alta tenuta con calze di seta e fibbie d'ar­gento alle scarpe. Quando si doveva montare a cavallo, s'infilavano pantaloni di pelle di dante e stivali alla scudiere, di cui si faceva uso anche quando si usciva nel fango e sotto la pioggia. L'equitazione non s'incominciava che a 14 anni... A tutti s'insegnava il ballo, la scherma e l'esercitazione militare con facile proporzionato alla statura del paggio. L'educazione intellettuale consisteva nello stadio della mate­matica, della lingua francese, italiana e latina, della storia e geografia, della teoria militare, della religione, calligrafia e disegno. Fra lezioni, ripetizioni e studio, non restare che un'ora di ricreazione dopo il pranzo, mezz'ora per la colazione e mezza per la cena; dopo di che si andava a letto verso le dieci., le dieci e mezzo pome­ridiane, per alzarci fra le 5 e le 6 del mattino seguente.
Io ero abbastanza studioso e riportavo sempre qualche distinzione a gli esami che mi valeva la facoltà d'uscire a pranzare in famiglia una volta di più al mese, oltre quella concessa a tutti per diritto. Queste distinzioni consistevano nel grado di sergente in prima e di sergente in seconda per la prima classe, di caporale in prima e in seconda per la seconda. Per eccezione mi fu 'concesso il grado di sergente, seb­bene appartenessi alla seconda classe, venendo cosi anteposto a' miei compagni di maggiore età.