Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <502>
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Ettore Fabietli
Confesso però di aver perduto più. di una volta il diritto di recarmi a pranzo a casa per la mia insolenza. Ero, si, buono, conciliante, amico de' miei compagni, stu­dioso e subordinato; ma di una vivacità e di una impertinenza singolare, per la quale fui punito assai volte, di cui ben ventisei, in poco meno di tre anni, con la sala di disciplina. Una volta sola ebbi un castigo a tavolino, cioè di restare a studio nelle ore di ricreazione, per aver fatto cattiva prova in matematica. Mi avevano allora passato, come distinto, dalla seconda alla prima classe, cioè dall'aritmetica all'algebra, e fin dalle prime lezioni avevo dato prova di capacità e attitudine a quello stadio.. Ma venuto alle prese con le equazioni, compresi di non intenderle, e quindi feci in una ripetizione la figura dell'asino. Un male, segnato nel rapporto al sotto Governatore, mi fruttò il castigo. Il giorno dopo, chiamato a ripetere quella lezione, feci una sì luminosa figura che ebbi gli elogi dell'insegnante, memore della cattiva prova prece­dente inconcepibile}) disse in un ragazzo bravo e studioso come me. Ricordo di avergli dato allora una risposta che me lo rese più. amico di prima: Bravo, niente affatto diss' io perchè ho imparato la lezione a memoria, ma non l'ho capita. E corso difilato dal sotto Governatore, lo pregai di ripassarmi in seconda classe, sentendomi ancora immaturo per la prima, a cui ero stato trasferito.
Quanto il mio buon maestro avesse apprezzato questo atto di coraggio e di sin­cerità non è a dirsi: ogni volta che gli comparivo davanti mi carezzava, chiamandomi il suo disertore.
Sempre il primo ero specialmente a storia, geografia e belle lettere-. Non feci un solo esame in cui non riportassi una nota di merito. Avevo una memoria cosi felice, che mi bastava talora una sola lettura a far mio un abbastanza lungo capitolo con una esattezza straordinaria.
Io credo che questo affidarsi alla sola memoria nell'insegnamento scolastico sia un errore, ma credo pure che sia molto utile non trascurarne l'esercizio. È una, ginnastica della mente, com'è una ginnastica delle membra quella che si fa usando le braccia a portar pesi e le gambe a camminare e a correre. Forse io avevo da natura questo dono più che altri miei condiscepoli; ma è un fatto che, se alla mia vecchia età ho ancora tanto felice memoria da ricordare poesie, fatti studiati or sono parecchi lustri, citazioni e molteplici nozioni di scienza, lo devo al fatto di avere eser­citato la memoria da ragazzo. Intendiamoci: non per averla esercitata da pappagallo, ma perchè imparavo le cose dopo averle comprese ed essermene fatto un chiaro con­cetto. Cosi avvenne che le cose imparate a memoria mi sono rimaste vive anche dopò una lunga serie di anni da che non ebbi più occasione di richiamarle alla mente. "
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Ho detto che perdevo talora il frutto de* miei successi scolastici a causa della mia singolare insolenza. Una volta fui punito in sala di disciplina, perchè mi ero messo a scrivere sulle spalle del professore di matematica l'equazione che egli stava spiegando col gesso alla lavagna. Il buon Fiocchi si chiamava così aveva le spalle enormi, che apparivano anche più grandi per il fatto ch'egli indossava un vestito di kalmuck, stoffa con luogo pelo destinata a tener caldo in inverno. Il sorvegliante (il nostro odio).
1) A queste varie considerazioni dovrebbero richiamarsi coloro che studiano oggi la riforma dei programmi scolastici