Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <505>
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Un Italiano del Risorgimento 505
contribuì a sostenermi sott'acqua senza calare a fondo, tanto che lo zio potò intravedere la mia capigliatura ed afferrarla per tirarmi fuori. Ricordo la meraviglia che provai vedendo ogni cosa capovolta quando, come allora si usava, fui tratto dall'acqua con la testa in giù, per farmi recere il liquido ingurgitato.
Quanta gioia in tutti nel vedermi vivo e vispo come prima l Ma che dolorosa sorpresa per me accorgermi che mio zio, sostenuto da due signore, passava a stento e zoppicando su una trave che faceva da ponte a un fossatelio 1 Nel saltare in acqua aveva messo un piede in fallo e preso una storta, che lo tenne per tre lunghi mesi in casa e lo costrinse per qualche altro mese a recarsi al Ministero sostenendosi con le grucce.
Questo avvenimento, che a me non fece alcuna impressione, sebbene per poco non mi avesse costato la vita, fu motivo di grande onore per l'ottimo mio zio in Corte e da per tutto. Ma quel che più importa, fu un altro legame che mi strinse a lui, come un figlio al padre; e da allora egli divenne per me il mio vero padre. Il pericolo da me corso era tanto più grave, in quanto come ho detto dopo un brevissimo tratto il Naviglio si perdeva sotterra, scorrendo al coperto per scaricarsi nel Lambro. Una volta entrato in quella specie di fogna non sarebbe stato possibile ripescarmi se non cadavere e chi sa mai dove.
Tornammo a Milano ravvolti in abiti avuti in prestito dai Robaglia, e ci coricammo, lo zio in mano del chirurgo, io in quelle di Morfeo.
* * *
Ed ora torno alla vita di collegio per dar notizie del servizio di Corte a cui i paggi erano addetti, ridicolo avanzo del regime feudale, introdotto allora in Italia da Napo­leone, imparentatosi lui venturiero con un'arciduchessa d'Austria* Credo che avesse istituito la Paggeria a Parigi, dove non era che un ritorno all'uso antico di tutte le Corti d'Europa prima della rivoluzione. In Italia, dove Napoleone aveva fondato un Regno, di cui era re, ed Eugenio viceré, i paggi costituivano un elemento essenziale della Corte, non per servire il Principe Eugenio, ma per servire Napoleone quando gli fosse piaciuto di fermarsi a Milano. In sua assenza, servivano il Principe e la buona ed amatissima sua moglie Maria Angusta di Baviera, bella, savia e rispettabile Principessa.
In Corte, a pranzo, un paggio più provetto serviva il Viceré, uno più piccolo la Viceregina, a turno, ogni giorno. La festa, un paggetto accompagnava Maria Augusta alla Messa e nelle sale di ricevimento, sostenendo sul braccio destro il lungo strascico della sua veste. Nelle riviste, un paggio in alta tenuta, già esperto nel cavalcare, mon* tava un cavallo di Corte e si teneva un poco avanti, alla destra del Viceré e ad una certa distanza da lui. Nelle grandi cerimonie religiose tutti i paggi in corteo accompa­gnavano i sovrani alla Chiesa. Un cerimoniere regolava il corteo, come un tempo certi preti in cotta le processioni. Ma questo cerimoniere, provvisto di una parrucca incipriata alla Luigi. XIV'e alquanto seccante per troppo zelo, una volta si mostrò tanto importuno al paggi precedenti in due file, che uno di questi, impazientito, inclinando un po' più del necessario la torcia che teneva fra le mani, diede fuoco alla sua immensa parrucca, che andò in fiamme, con grande ilarità dei cortigiani che seguivano appresso. Dopo questo incidente l'uso delle torce fu abolito.
Come ricordo perfettamente di aver sostenuto lo strascico della Viceregina, tutto di velluto nero con ricami d'oro, cori mi rammento di averla servita a tavola. H paggio stava in piedi dietro alla sovrana e alla sua destra, in modo da poter rice­vere la pietanza che lo scalco gli porgeva e ch'egli metteva davanti alla reale persona.