Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <507>
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Un Italiano del Risorgimento 507
rivista in piazza del Duomo, nel largo che si apre davanti al Palazzo reale. Io mi tro­vavo presente, e mi ricordo come fosse ora quel bel corpo di circa dodici mila uomini, tatti italiani, di alta statura, gloriosi per le battaglie combattute in Ispagna, in Pomerania, in Austria a Wagram, costituenti due reggimenti di granatieri della Guardia, vestiti in verde con pettorina bianca, berretto di pelo, calzoni bianchi, uose nere fin sopra al ginocchio; un reggimento di Veliti vestiti di bianco, berretto di pelo e sott abito bianco; due reggimenti di fanteria leggiera, un reggimento di Dragoni della Guardia, Artiglieria e Genio. Superba milizia, la crema dell*Armata italiana, il cui effettivo era di 60 mila uomini provati ad ogni cimento e in ogni cimento vittoriosi.
Noi paggi eravamo entusiasti di quell'accolta di eroi, e ci pareva impossibile potessero esser vinti. Ricordavamo che a Wagram. furono questi Italiani a gli ordini del Principe Eugenio, soccorso dai consigli di Macdonald, ad espugnare le posizioni contro cui erano falliti i tentativi di Massena e del centro francese.
I soldati partirono, portando seco le speranze d'Italia. A Malo-Jaroslavetz furono disfatti dal freddo e dai disagi. Di 50 mila uomini non ne rimase la metà. In altra battaglia dov'essi formavano l'avanguardia della ritirata si perde la metà, dei rimasti, parte affondati nella palude che offriva il solo adito a sfuggire al nemico e in cui gli inghiottiti formarono un ponte di uomini e di cavalli per i superstiti; non più di 12 mila uomini, che divisero i loro destini con quelli della Grande Armata. Un granatiere della Guardia Reale, che avevamo in paggeria come istruttore di scherma, tornò a Milano avanzato di grado e ci narrò le tristi vicende del <suo corpo. À Vilna egli aveva potuto salvarsi per la sua abilità nel maneggio della spada.
La Beresina aveva travolto uomini e cavalli. Si fece una sottoscrizione in ogni istituto e ordine sociale per riparare in qualche misura alle perdite, e i Paggi acqui­starono e spedirono con le loro offerte quattro superbi cavalli bardati di tutto punto, che ci furono presentati, con nostra grande sorpresa e soddisfazione. L'Armata fece la sua campagna in Germania nel 1813; ma le vittorie di Lutzen e Bautzen e poi quella di Dresda furono infine annientate dalla sconfitta di Lipsia. Prima di questo disastro l'Armata francese si era arrestata per un certo periodo nelle sue posizioni in Sassonia, sperando di riprendere l'offensiva. In quei giorni giunse a mio zio un dono di allodole prese a Lipsia e spedite a Milano in una cassetta ben provvista di miglio, dove arriva­rono dopo undici giorni di viaggio e vennero mangiate in allegra compagnia, alla quale io presi parte.
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H movimento retrogrado della Grande Armata determinò un moto eguale della Italiana, che retrocesse fino a Mantova, dóve per qualche tempo tenne fermo, appog­giata alla fortezza. Quantunque ragazzo, mi ricordo ancora a quali profonde oscilla­zioni fosse in preda lo spirito pubblico, incerto fra una prossima riparazione delle perdite sofferte nella catastrofe di Russia, fidando nella stella di Napoleone, e le mene segrete dei partigiani dell'antico regime, appoggiati a gl'intrighi dell'Austria che aveva molti aderenti nella nobiltà milanese. La storia è ancora troppo recente per dare rag­guagli obiettivi degli avvenimenti che distrussero le speranze dell'Italia d'allora e ripristinarono la dominazione austriaca, dirotta e assoluta nella sua parte settentrio­nale, indiretta ma egualmente imperiosa nel resto del nostro Paese.
Io, sebbene poco più che fanciullo, qualche cosa apprendevo dai discorsi delle persone conoscenti di mio zio e da quelli che pervenivano alle orecchie de* miei com­pagni. Dirò quel che vidi io stesso o seppi in quel tristi giorni che principiarono con