Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <508>
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508 Ettore Fabictti
l'eccidio di Priiia. Un. complotto si andava preparando dai nemici dei regime napoleo­nico. I cospiratori si adunavano in casa di una madama Gabrini (cosi almeno si mor­morava), ' ) e in uno di quei segreti convegni si erano designate le vittime, una delle quali doveva essere mio 210. Milano chiamava foreste tutti coloro che non apparte­nevano al territorio dell'antico Ducato. I Veneti erano peggio che forestieri anche per antiche antipatie, e mio zio per farsi. tollerare a Milano doveva prevalersi del suo luogo di nascita, che era Brescia, città bensì lombarda, ma che aveva anch'essa il torto di avere appartenuto per lungo tempo alla Repubblica Veneta con Bergamo e Crema.
Inoltre, mio zio, quantunque noto per la sua integerrima onestà e per i suoi prin­cipi veramente catoniani, che il Viceré e la Corte conoscevano e vollero compensare con titoli, gradi e pensioni speciali;2) mio zio, dico, era a capo di un ufficio pubblico tanto più avversato quanto più esercitato con imparzialità e fermezza di propositi. Per­ciò fu compreso nella lista di una quarantina di designati al sacrificio. Fu salvato da un amico, un Milanese, certo Ravizza, suo subordinato, che lo tenne per più giorni nascosto, fin che passarono quei giorni di tempesta incominciati col sacrificio del povero Prina.
In quell'occasione dolorosa, che non fa punto onore al popolo milanese, io mi trovavo come tante altre volte in sala di disciplina per quei tali pugni sferrati contro il mio compagno Paolucci. Avevo udito sussurrar qualche cosa di moti popolari,
1) Il Foscolo, in un suo scritto sulla Caduta del Regno d'Italia, afferma : Oggi, credo, sanno tutti come il concilio dei nobili congiurati fu tenuto nella casa di un ricco popolano e presieduto dalla moglie sua, una di quelle adultere premiate di celebrità, dalle quali fu in ogni tempo avverata l'esclamazione del buon Panni :
Vigor dalla libidine
La crudeltà raccolse. (Nota dell'A.).
2) Egli aveva allora 24 mila lire di stipendio, e cioè, 14 mila come Ispettore della rassegne, equivalente al'grado di Generale di brigata, 6 mila come Direttore generale della coscrizione del Regno; 3 mila come assegno per meriti personali e un secondo assegno dell'Ordine della. Corona di Ferro. Con questi proventi non solo poteva vivere decorosamente,-ma anche aiutare con larghezza parénti ed amici. Dotò sua sorella Elisabetta per maritarla a un capitano Pastori, primo quartiermastro della Guardia reale, poi sotto ispettore delle rassegne; dotò mia sorella Paolina quando andò sposa a Filippo Castelli, profugo napoletano del 1799, poi commissario di guerra nell'esercito italiano e segretario di mio zio al Ministero. Non solo sovvenne generosamente la mia famiglia paterna, ma s'impegnò a provvedere alla mia educazione, e vi provvide, infatti, fino al compimento de* miei studi. A sua moglie da cui era diviso sebbene dotata di mezzi propri, destinò un generoso assegno affinchè potesse mantenersi con decoro a Treviso, ospite della mia famiglia. Amico delle arti e della cultura, si era formata una ricca biblioteca ed una pregevole raccolta di tavole incise in rame, di medaglie ed altre rarità, tutte cose da lui stimate necessarie a soddisfare le proprie esigenze intellettuali, ma anche, ad accreditare la sua posizione ufficiale e sociale. Di tutto ciò, come del suo ricco mobilio e de' suoi fondi rustici, consistenti in trenta campi trevisani con casa padronale, egli ini aveva fatto erede. In seguito, il povero mio zio, prima di disporre diversamente della sua fortuna quasi me ne chiese il permesso* Caro zio ! Non sapeva quale fosse la mia noncuranza per questi colpi di fortuna non dovuti alle mie fatiche e quanto grande fosse già la mia riconoscenza per il moltissimo che aveva fatto per me. (Nola deli'A.).