Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
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1942
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510 Ettore Fabietti
del generale Fino,1) che aveva il comando delle poche forze presentì a Milano; coerente in ciò alla farsa da lui inscenata quel giorno e il precedente, seguendo a cavallo, con aria di sofferenza, le masse popolane, per adescarle con dolci e miti parole, seguite ogni tanto dalla esclamazione: Lasciate che il povero popolo si sfoghi, a cui rispondevano applausi e grida di viva Pino! Per questa sua strana pietà, forse interessata, si rifiutò di ricevere in città un migliaio di soldati francési che da Mantova si ritiravano in Francia per raggiungere l'Armata di Napoleone.
Mentre Pino stava recitando questa commedia, il Palazzo Reale correva grave pericolo di essere invaso dalla plebaglia, che riempiva la piazza e le vie di accesso, avanzando con minacce e provocazioni contro i soldati schierati al di fuori e comandati a resistere passivamente. Ma la pazienza si esaurì, e furono tratti fuori i due cannoni con le bocche dirette contro la canaglia. La presenza minacciosa dei due ordigni fece il suo effetto. Fu un fuggi-fuggi da ogni parte: la piazza si sgombrò; i granatieri avanzarono; giunsero drappelli di guardia civica improvvisati, che, parte con le buone, parte a colpi di calcio di fucile, fece un repulisti generale di quella plebaglia insolente e vigliacca..... 2)
Io rimasi per qualche tempo in casa Berizzi, finché tutto ritornò in quiete e la nobiltà cospìratrice si fu accordata con l'Austria, che si preparava a succedere al Governo napoleonico. Ritornai in paggeria e, nella incertezza del nostro destino, si ordinò un cambiamento di uniforme, che però credo non durasse piò di tre mesi, essendo l'Austria tornata, nel frattempo, in possesso delle provincie lombardo-venete (estate 1814). Lo ricordo con dolore, perchè ho ancora impresso nella mente il disgusto che provai alla loro entrata in Milano, che non vidi, ma si annunziò alle mie orecchie conio strepito delle bande militari. Come tutti, i miei, a quel tempo io ero bonapartista.
Dopo i fatti di Milano, il Viceré aveva abbandonato Mantova ed era partito per la Baviera. U Governo provvisorio e la popolazione milanese credo consapevoli e desiderosi videro rientrare trionfalmente gli. Austriaci. La Guardia civica, che aveva mantenuto l'ordine, si era adoperata presso gli alleati per l'indipendenza del piccolo Regno Italico, ridotto entro gli angusti limiti del vecchio Ducato. Quale spirito di unità nazionale a quei tempi ! Noi fummo ricondotti, per il momento, in paggeria e vestiti con la stessa uniforme della Guardia civica; non fummo licenziati definitivamente se non quando la Guardia fu soppressa e il maresciallo Bellegardc assunse là somma dei poteri del Re d'Italia per conto di S. M. Francesco I.
Mentre io ero in casa Berizzi. mio zio continuò a recarsi al Ministero per render conto al generale Bellegardc dell'amministrazione dell'Armata d'Italia e trattare del licenziamento di essa o della sua incorporazione nell'esercito austriaco. Verso l'autunno mia madre venne a prendermi a Milano per ricondurmi a Treviso, in seno alla famiglia..*
Cosi finiva un'epoca e cominciava un nuovo periodo della mia vita.
) Il generale Pino (Domenico), milanese, appartenne all'esercito napoleonico, fu Ministro della guerra del Regno Italico, prima capitano della Guardia reale, poi comandante in capo dell'armata italiana. Caduto Napoleone, aderì al nuovo regime austriaco. Nato o Milano nel 1767, mori a Cornobbio nel 1826.
2) Che cosa avvenisse frattanto in altre parti della città non so... Ma la sconcia baldoria che ebbe luogo sul corpo dell'infelice Ministro accresce a dismisura il mio disprezzo contro il popolaccio. Richiamo il lettore a ciò che ne scrissero il Pocchio nella sua storia sull'amministrazione del Regno d'Italia, e il Foscolo nelle opere postume e specialmente nel suo saggio sulla caduta del Regno d'Italia (Lettera apologetica Lugana, 1844). (Nb' doWA.).