Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <514>
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Ettore Fabielii
Tasso, del Sannazaro, del Bembo, e purtroppo peccavano sempre di smania amorosa. Quando vennero in campo Foscolo, Monti e Manzoni si cambiò stile, ma non tanto che non restasse anche dopo una propensione per gli antichi maestri...
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Con questo genere di insegnamento ero lontano per certo da una cultura sufficiente ad essere ammesso agli studi universitari. Volle però il Cielo favorirmi nel progresso de* miei studi. Ed ecco in qua! modo.
Mio zio stava cercandosi come voleva il costume del tempo una dama da servire, in sostituzione di madama Berìzzi, che lasciava l'Italia. La scelta di mio zio era caduta sulla moglie dell'aggiunto alla Delegazione, signora F..., bella e gentile signora, non ostante il marito di lei fosse profondamente spiacente di questa scelta, come spiaceva alla zia bene, ancora gelosa, quantunque di venti anni più vecchia di suo marito. Fra il signor F... e la zia si ordì una specie di congiura per distogliere mio zio da questa pratica erotica, e mentre tutto era predisposto per una pubblica dimostra­zione di questo nuovo legame di cavalier servente con la sua dama, non so per quali ragioni immediate la dimostrazione andò a monte: nella carrozza che doveva condurre la coppia al corso, il giorno di S. Martino, prendemmo posto, invece, io e mia zia Irene, e così il cerimoniale di presentazione abortì.
Qualche giorno dopo (non so come ci entrassi io) si decise in fretta di mardarmi all'Università di Padova e di provvedermi su due piedi del necessario corredo di indu-menti e di attestazioni per essere iscritto al primo anno di medicina. Tutto ciò è ancora per me un mistero, fortunatamente fecondo d'importantissimi risultati.
Era quasi quasi trascorso il termine utile* per l'iscrizione, quando mia zia mi condusse a Padova, munito dei documenti ottenuti dal mio maestro, e mi presentò al professore Malacarne, allora decano della facoltà di Medicina, il quale diede istruzioni alla stessa mia zia per i certificati ancora mancanti. Per buona sorte, in quell'anno 1818 non era ancora in vigore la legge, che fu promulgata nel seguente anno, sul nuovo regolamento degli studi, e gli attestati richiesti dal Malacarne furono redatti, spediti e accettati, ond'io ottenni l'iscrizione regolare al primo anno degli studi medici in quella Università, dalla quale sarei poi uscito con la mia laurea...
Avevo allora poco più di sedici anni.
Mia zia, dotata di un'attività e di uno spirito d'iniziativa senza pari, riuscì... a collocarmi in casa del conte Parma, amicissimo dello zio, presso una famiglia cioè, abituata a disciplina multare napoleonica, e ad essa mi affidò come una bestiolina sog­getta alla volontà inesorabile del suo padrone. Ebbi una stanzetta modesta, vitto eccellente ma misurato, a sei lire venete per giorno (pensione, a quei tempi, quasi signorile); e soggezione assoluta.
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A queste condizioni mi adattai di buon animo. Se fossi rimasto in collegio dei Paggi, credo che sarei diventato uno scavezzacòllo: non avendo alcuno che mi sorve­gliasse e accudisse alla mia vita morale, in compagnia di ragazzi altrettanto insolenti di me e forse alcuni anche peggiori di me, sono persuaso che il mio ingresso nel mondo a 18 anni non sarebbe avvenuto come avvenne, in condizioni, cioè, di incontaminata purezza, di dedizione allo stadio ed ai principi di una esistenza ordinaria, come furono quelle in cui mi trovai sotto la vigilanza della mia buona mamma e l'austero disciplina della zia Irene.,..