Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <517>
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Un Italiano del Risorgimento 517
Valle, conversando tranquillamente fra loro. Ad un tratto furono aggrediti da nn gruppo di dieci o dodici Padovani, fra i quali un ex sbirro, minacciati e costretti * -difendersi da attacchi pericolosi. Nessuno dei tre era armato, fuor che Guitti, che aveva seco il bastone. Quaglio, aitante della persona, si difese coi pugni, ma fu ferito seria­mente di coltello in più parti del corpo; Ghitti cercò di tener lontano gli aggressori a Colpi di bastone, appoggiandosi con le spalle a un portone; Modena riportò una ferita trasversale all'omero destro, e potè salvarsi; ma Quaglio, assistito e trasportato dal Guitti fin verso la strada del Businellò, fu dal compagno deposto a terra vicino a una porta, e cessò di vivere. Seguì il processo, in cui gli studenti non ebbero soddisfazione alcuna. Bisogna, però, confessare che in quell'anno specialmente avvennero, per causa loro, incidenti e risse che indispettirono la popolazione padovana, la quale, se in mas­sima può dirsi tranquilla, ha tuttavia un carattere poco conciliante e modi naturai* mente inamabili. Salvo qualche eccezione, gli studenti erano raramente ricevuti nelle famiglie, abituate per loro indole a vita ritirata e poco socievole...
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Un secondo episodio interessò, in quell'anno, me e i miei compagni. Dal Friuli erano state mandate alla Clinica medica, diretta dal professore Brera, due donne iste­riche che il parroco del loro paese aveva accompagnate con una lettera in cui le pre­sentava come ossesse, ragione per cui avevano attirata l'attenzione delle autorità locali. Era, in quel tempo, in auge il magnetismo animale, che alcuni avevano ele­vato a importanza di scienza. H. professor Brera aveva scelto due studenti del quinto anno e due del quarto fra i quali ero anch'io per osservarle ed assisterle, tener conto degli esperimenti magnetici che si facevano su di esse e riferirne per iscritto. Fummo provvisti di memorie a stampa per metterci al corrente di questa nuova materia di studio, e dopo aver fatto scrupolosamente il dover nostro ne traemmo argomento d'incredulità e di risa.
Gli esperimenti com'era da prevedersi non servirono che a renderci convinti di una nuova impostura. Ma il Brera dovette occuparsene seriamente, perchè il caso aveva richiamato l'attenzione delle autorità politiche. Non di meno, si finì con licenziare le due donne, convinti che non si trattava se non di due isteriche raggirate dal prete, forse per superstizione, ma fors'anche per vista di guadagno.- Il Governo austriaco, sotto Francesco I, era marcio di bigottismo...
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In autunno del 1822 intrapresi il mio quinto anno di studi universitari; anno faticoso per le molte materie d'esame e per la prova di laurea che si attendeva alla fine. Studiai indefessamente e tra la fine di agosto e i primi di settembre ottenni la mia laurea in Medicina, Chirurgia e Ostetricia col Valdebene assoluto *). Potei così tornare aTreviso,
l) Ebbi l'argomento della mia prolusione di laurea dal professore Brera, che la lodò e ne distribuì copia alle Università di Vienna e di Pavia o ai collcghi. La scrissi In italiano, e la feci poi tradurre in latino da un insegnate del Seminario di Padova. Confesso che, sebbene di latino ne sapessi abbastanza e forse più che oggi non si osi, non avrei osato pubblicare quella memoria nella lingua di Cicerone, a quel tempo specialmente in cui a Padova il latino era coltivato con buon gusto e purità di forme. (Nota deWA,).