Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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Ettore Fabiclti
accolto dalle dimostrazioni noetiche, a quel tempo in uso per i laureandi in Padova, e tanto più numerose in quanto molti erano i congiunti e gli amici del novello dottore.
Il professor Ruggieri mi prescelse fra gli aspiranti ad assistente della sua cattedra, e il Governo non potè a meno di nominarmi senza contrasto. I primi di ottobre mi fa conferito l'ufficio per un biennio, che poteva essere confermato: accettai, a condizione di poter aspirare ad un posto d'allievo all'Istituto di perfezionamento in Vienna.
Tenni, infatti, l'ufficio di assistente dal novembre 1823 al febbraio 1825, quando mi fu assegnato il posto per la specializzazione in Chirurgia nelVOperations-IstittUe viennese, e mi avviai a quella destinazione, da me tanto agognata, che coincise col periodo più bello della mia vita.
Vili. - VlCENBE FAMILIARI (1821-1824)
Ma devo tornare un passo indietro, per narrare le vicissitudini della mia famiglia in quel torno di tempo. Quando mi addottorai in settembre 1823 mia zia Irene era morta da due anni...
Un altro vuoto aveva lasciato il buon Faustino, un nostro vecchio servo che, entrato in casa di mia madre quand'essa era ancora bambina, la segui nella nuova dimora qnand'ella si maritò. A 68 anni, dopo 50 di servizio esemplare nella nostra famiglia, scomparve, rimpianto da tutti. Fedele e onesto fino allo scrupolo, disinteressato e affezionatisshno verso i padroni, merita che io lo ricordi. Povero Faustino ! Vìveva ormai come un pensionato in casa nostra, non bene accetto allo zio, di cui non approvava le licenze troppo scurrili con la cameriera, egli che aveva sempre tenuto una severa condotta morale. Pagato assai poco, non aveva mai bisogno di nulla, e quando la mia famiglia lo aveva lasciato solo a custodire la casa per accorrere a Milano, dov'io mi trovavo presso mio zio, egli, fedele alla consegna, vigilò e difese a suo rischio i beni dei padroni dalle minacce e dai pericoli inerenti ai passaggi di soldatesche nel 1809-11 e '12, per modo che non vi fu una mancanza, un guasto, un disordine da lamentare...
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In quello stesso autunno del 1823 la mia povera mamma si ammalò. Era nella età critica, e faceva pena vederla afflitta da atroci dolori che ogni giorno la tormentavano per parecchie ore, esacerbati da non lievi preoccupazioni morali. I medici non sapevano più che cosa fare per sollevarla da quello stato tristissimo. Sperando di poterle giovare, stabilii di condurla meco a Padova; e partendo per prender possesso dell'ufficio di assistente alla cattedra di Chirurgia, ai primi di novembre con tutte le precauzioni necessarie e nonostante la stagione piovosa me la portai a Padova e la ospitai nell'appartamentino che mi ero preparato alla Ca* di Dio, in casa Avogaro...
Mio zio si trovava in penuria di danaro, mio padre non ne aveva mai, né avrebbe saputo come trovarne. Egli aveva messo a contributo persino il mio piccolo stipendio di assistente, e prima che avessi intrapreso i miei studi universitari, per non avermi a carico, parlava di mettermi come garzone in una bottega di vendi-ferro.
Fortuna volle che un altro mio zio, marito di una sorella di mia madre, avendo per questo santa donna un'ammirazione profonda..,, ebbe modo di farle sapere che, se era questione di spesa, egli le avrebbe dato mille lire affinchè potesse offrirle in famiglia come sue. E quando mia madre parti per Padova con me, egli si recò ad attendere