Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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pagina
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519
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Un Italiano del Risorgimento 519
il passaggio della nostra vettura al ponte S. Martino, dove ebbero luogo i ringraziamenti e gli addii affettuosi.
Giunti a Padova, la contessa Avogaro, presso la quale eravamo a dozzina, mi fece comprendere ben presto quanto fosse affitta e scontenta della presenza di mia madre, che pesava con la sua malattia sulTandamento delle cure domestiche. Capii che, con buon garbo mi si voleva licenziare, e mi diedi a cercare nn nuovo alloggio indipendente e tranquillo per me e per la mia malata. Volle fortuna che, prendendo i miei pasti in una vecchia osteria, venissi a conoscere nn certo Mosconi, un buon uomo semplice e gioviale, maritato a una signora lunga come la fame e brutta quanto si pud immaginare, ma piena di cuore, la quale, sapendomi imbarazzato a cercar casa per me e per mia madre, mi offerse parte di un suo stabile in Prato della Valle e, non avendo figli né parenti prossimi, tutta l'assistenza di cui era capace. Accettai e mi trasferii, con la mamma, da Casa Avogaro nel nuovo alloggio, composto di una stanza con alcova al primo piano e di una seconda stanza a terreno per me, oscura e assai modesta, ma ad ogni modo sufficiente, poiché io dormivo su un sofà in camera della mamma, per poterla assistere di persona.
Mentre accudivo alla clinica nelle ore d'obbligo, lasciando la Mosconi a custodir mia madre, avevo disposto che nulla mancasse in mia assenza alla cara malata: vitto speciale, medicine, bagni, ecc. secondo le prescrizioni del professor Ruggieri. E pareva che si cominciasse a vedere un miglioramento, od almeno un raggio di speranza. Pur troppo, non fu che una breve illusione. Venuta la primavera, una notte udii improvvisamente quella povera donna lagnarsi di atroci dolori all'addome e gettar grida strazianti con una voce che non era più la sua. Vidi il suo ventre farsi tumido e teso, contraffarsi i lineamenti e assumere l'espressione di terrore e il colore cadaverico, proprio di chi sta per soccombere ad una peritonite acuta. Dopo due giorni, infatti, ella era morta all'età di 52 anni, la stessa età in cui, 47 anni dopo, avrei perduto mia moglie. In casa del professor Ruggieri, dove mi trascinarono riluttante, l'indomani apparve mio padre, venuto da Treviso. Lo vidi abbandonarsi ad una disperazione esagerata, dalla quale passò ben presto ad una calma che mi parve eccessiva. Ricordo le ultime parole di quella santa donna. Ella mi disse: Checca mio, ti raccomando tuo padre. Oh, bontà eroica di quell'anima, che non aveva trascorsopurtroppo ! tutti in letizia gli anni del suo matrimonio !
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Quando mi riebbi dell'immenso dolore provato per quella perdita, vissi pensando a' miei studi e ai miei doveri di assistente: iniziai le ripetizioni per gli esami di laurea ai miei studenti, allora per la prima volta, a mite prezzo, e compii il mio primo anno d'insegnamento col plauso de* miei superiori* Triste e cupo per molti giorni e quasi spaventato dell'isolamento in cui mi sentivo, a poco a poco le risorse dell'età giovanile e gli stimoli esterni a bene sperare del mio avvenire dileguarono le tenebre della mia anima, lasciandovi però l'immagine indelebile di colei che avevo perduto e di cui serbo ancora il più fresco ricordo.
DC - A VIENNA (1825-1828)
Nell'anno universitario 1824-25, che doveva avere un'importanza decisiva per la mia futura carriera accademica, cominciai a provare i colpi della fortuna e la necessità di tenermi sempre pronto a pararli. Ebbi, infatti, a cimentarmi con una prova