Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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pagina
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521
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Un Italiano del Risorgimento 521
essendo Ispettore alle Rassegne e capo della coscrizione del Regno d'Italia, ebbi nemici che persino con chiavi false apersero i cassetti del mio scrittoio per sottrarmi le carte d'ufficio. Orbene: a quei tali non volli mai far del male, né mi degnai reagire contro di essi. Con la generosità me li seppi rendere amici e devoti.
Queste nobili parole bastarono a piegar l'animo di Lamprerht. che si alzò dal suo scanno e venne a porgermi la mano, assicurando mio zio che non aveva più alcun rancore contro di me. Quel brav'uomo. duro e incrollabile per natura e per indole, ai era lasciato vincere soltanto da chi aveva saputo parlare al suo cuore e dall'esempio dell'altrui magnanimità.
In febbraio del 1825 potei finalmente partire per Vienna, come allievo del R. Istituto di perfezionamento. Col mio compagno dottor Leopoldo Biagi passammo da Venezia per ricevere anticipatamente la nostra indennità di viaggio. Era una stagione deliziosa, non fredda e serena, e si rappresentava il Mosè alla Fenice con artisti di grido. L'opera piaceva assai, ed io, che in gioventù sentivo profondamente la musica e mi gloriavo di aver voce baritonale chiara e piacevole, non potevo a meno di mormorare, durante il viaggio, i bei motivi di quella musica solenne.
Da Venezia c'imbarcammo su un vapore che faceva rotta per Trieste, dove sostammo due giorni fino alla partenza della corriera per Vienna. Trieste era allora in via di sviluppo e contendeva il primato marittimo a Venezia, che dopo il blocco del 1814 non ha più potuto risollevarsi. Non erano ancora tramontati i ricordi delia sua antica potenza, ma il suo commercio era prostrato e non accennava a risorgere, appunto per la concorrenza di Trieste, favoritissima dall'Austria e specialmente da Mettermele. Di lui si ripetevano due frasi, che pur troppo ebbero in gran parte i loro tristi effetti: Itfaut germaniser F Italie; Il est ancore un probleme si Venisepouvra subsister.
Il viaggio in diligenza durò quattro giorni: si giunse a Vienna di sera, quasi all'ora in cui sì chiudevano le abitazioni in città, cioè alle 10, mentre i sobborghi anticipavano di un'ora. Si arrivò, quindi, in ritardo alla Wieden dov'era l'albergo di cui avevamo l'indirizzo dopo una lunga passeggiata, con dietro il carretto dei bagagli. L'albergatore era un buon birraio, grasso e garbato, il quale era a letto, a tutt altro pensando che a ricever forestieri a quell'ora indebita. Non di meno, quando ebbe letto il biglietto di presentazione che ci era stato favorito a Trieste, si vesti subito, fece apprestare due letti e con mille scuse ci accolse bonariamente e ci fece preparare una cenetta con uova al tegame, un pezzo di formaggio e birra, tutto ciò, insomma, di cui disponeva a quell'ora, per lui tardissima.
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I letti viennesi erano allora corti e stretti, e consistevano in un pagliericcio, Un materasso, una grande imbottita di piuma che serviva da coperta, un cuscino, anche esso di piuma, e un piccolo capezzale. Essendo le stanze sempre riscaldate, anche d'inverno non si ha bisogno d'altro. Ma il dimoile consiste nel voltarsi con la persona senza scoprirsi le ginocchia o qualche altra parte del corpo, il che non è molto gradito né igienico, massime in febbraio, coi freddi di Vienna.
Era. infatti un tempo bellissimo, ma faceva un freddo glaciale, tanto più sensibile in quanto ricordavamo i tepidi giorni trascorsi a Venezia in tenuta leggiera (semplice frac e pantaloni di panno), come fosse primavera. Mi alzai di buon mattino per andare in cerca dei nostri colleghi italiani, i quali, sebbene, terminato il biennio, dovessero cedere il posto a noi, pure continuavano, per concessione sovrana, a rimanere un terzo