Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <522>
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Ettore Fabivitì
anno, avendo allegato una insufficiente conoscenza della lingua tedesca, che faceva perdere loro un anno d'insegnamento.
Andando, dunque, alla ricerca di uno dei mìei colleghi, mi feci unidca della vastità di Vienna, dove dovevo abitare per ben tre anni. Si calcolava che la città avesse una circonferenza di trenta miglia italiane, per cui attraversarla a piedi, senza conoscer la lingua, era un'impresa non facile. Mi avevano detto di fermarmi ad una certa chiesa che aveva come tutte una fronte con due campanili a punta. Quando come Dio volle vi giunsi, era troppo tardi per trovare i miei futuri colleghi all'Ospedale. Dovetti, perciò, farmi indicare l'alloggio di uno di essi, Giunelli, già mìo compagno di Università, e quando finalmente lo ebbi trovato, mi parve di essere padrone di Vienna. Andammo subito a cercare alloggio nei pressi dell'Ospedale, una buona stanza per me nclFAlter-Vorstadt, una Kammer per Biagi nella stessa mia casa; poi ci recammo alla Wicden a riscattare quel povero diavolo, imbrogliato come un pulcino nella stoppa, ignaro della lingua e perciò incapace di rispondere alle molte domande gentili del nostro buon albergatore, a cui dovemmo far accettare quasi a forza il discretissimo prezzo dell'ospitalità e che non avemmo piò occasione di rivedere.
Prendemmo possesso, coi nostri bagagli, delle rispettive dimore, io presso un impiegato che aveva fatto famiglia da poco, Biagi presso una vecchia pensionata, che si ricordava ancora del regno di Giuseppe II ed era stata forse a quei tempi un bel pezzo di donna...
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I eorai dell' Istituto si dividevano originariamente in due anni: nel primo si assi­steva alle lezioni orali dalla cattedra o presso il letto degli infermi; nel secondo anno si facevano le operazioni sul vivo dall'alunno, dall'assistente o dal professore. Noi Ita­liani, a cui era concesso un terzo anno, avevamo il vantaggio di esser soli a dividere, in quest'ultimo periodo, la massa delle operazioni con l'assistente e il professore, ed essendo rimasto io solo con Biagi, ebbi la fortuna di eseguire ben sedici operazioni, fra Cui tre ernie strozzate, tre estirpazioni di cancri mamellari, due amputazioni e persino Una Utotorida, che mi fu consentita per distinzione personale ed ebbe, come tutte le altre, esito eccellente.
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Ma è inutile che io narri tutta la storia scientifica e chimica dei tre anni che tra­scorsi a Vienna fra gli ammalati, i cadaveri e gli studi pratici nelle aule chirurgiche... Dirò soltanto che alla fine del terzo anno frequentai la Scuola di Ostetricia, che in alcuni periodi dell'anno ospitava un ragguardevole numero di degenti per puerperio, in corrispondenza al Carnevale e alla festa del Brigittcuau. Si potevano contare quin­dici e pift parti al giorno in quei periodi che richiamavano le gioie campestri e carne­valesche e in cui le ragazze libere, finché non erano legate in matrimonio, davano frutti copiosi della loro fecondità, non trattenute né da verecondia, né da leggi morali.
Credo che, da un certo punto di vista, ci entrasse un poco anche l'elemento poli­tico. L'uomo e la donno, soddisfatti nei loro naturali impulsi, non pensano a macchi­nazioni sovvertitrici dell'ordine pubblico; ed infatti, se v'era paese tranquillo e bene ordinato per interna sicurezza e perfetta quiete di vita Boeiale, questo paese era Vienna di allora. Aggressioni notturne non avvenivano mai; ruberie assai raramente. Le donne e le rogazze Ubere, ad una certa ora di sera non si vedevano prò vagare per la citta, perchè alle dieci pomeridiane d'inverno e alle undici d'estate le porte delle case si