Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <523>
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Un Italiano del Risorgimento 523
chiudevano, e per rientrare bisognava scomodare U portinaio e dargli una mancia. Il popolano viennese d'allora era buono e onesto, compreso il cosi detto Hausmaister (il portinaio), il quale, però, era molto interessato, e vi lasciava fare tutto quel che volevate senza occuparsi di voi, a meno che non si trattasse de* suoi doveri di sorve­glianza politica, compresi nelle sue attribuzioni. Guai, però, se non poteva contare con esattezza sulle vostre spontanee retribuzioni l
In quel tempo bisogna che lo confessi la vita viennese, sotto questo punto di vista, era la più dolce, tranquilla e sicura che si potesse forse condurre in Europa... Che cosa sia Vienna al giorno d'oggi1) non so: ricordo che a quel tempo le donne erano molto inclini all'amore, e si potevano stringere con esse relazioni effimere o lunghe, senza assumere impegni compromettenti per l'avvenire. Gli effetti finali si risolvevano spesso alla Casa delle partorienti, e il peggio che poteva succedere era di pagare le spese.
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Una risorsa della vita viennese erano i teatri, che si potevano frequentare con poca spesa, quando si fosse disposti a contentarsi delle due ultime file di galleria e di attendere pazientemente l'apertura del teatro talora dalle quattro e mezzo fino alle otto o alte otto e mezzo, ora in cui cominciava Io spettacolo. In galleria v'erano posti da una e due lire austriache, ma bisognava accaparrarseli personalmente o mandar gente che prendesse il posto e ve lo cedesse al vostro arrivo. A quel tempo veniva spesso a Vienna per intere stagioni d'opera l'impresario Barbaglia coi migliori cantanti italiani, che mi bearono rappresentando il Barbiere, la Zelmìra. la Semiramide, il Afose, la Sonnambula, la Cenerentola, ecc..
Vienna offriva inoltre occasione di liete e molto ordinate riunioni private; ed i miei connazionali vi erano graditi e benevisi, spesso accarezzati, sempre rispettati. Piace­vano per la loro prestanza fisica e per i loro modi disinvolti. Ricordo la famiglia Amadio, un Napoletano venuto a Vienna col Principe di Salerno e padre di quattro belle figliuole, che si maritarono tutte ad Italiani; e la famiglia del Principe Collalto, patrizio veneto trasferitosi a Vienna, al quale fui presentato dal Colonnello Berizzi, quello stesso di cui mio zio aveva corteggiato la moglie signora Maria, a Milano, durante il dominio napoleonico, quando io ero in Paggeria. A casa Berizzi pranzavo due volte hi settimana, il giovedì e la domenica: si mangiava bene, alla casalinga, come ai tempi di Milano. E del resto, la tavola era allora da per tutto gustosa, nutriente e a buon mercato.
Non mi loderò mai abbastanza del triennio passato a Vienna. Imparai molto, studiando assiduamente, mi acquistai credito personale, che poi mi giovò nel seguito della mia carriera. Il Sovrano chiedeva spesso notizie di noi e si era espresso molto favorevolmente sul mio conto, ori d'io potei, in seguito, giovarmi della sua benevo­lenza per ottenere una grazia sovrana a favore di mio padre ...
X. - MIA MOCUB (1828-1871)
Tornato in Italia alla fine del 1828, conseguii subilo l'ufficio di Chirurgo Provin­ciale a Venezia, e vi rimasi per dieci anni, finché, cioè, nel 1838, fui nominato profes-sora di Anatomia all'Università di Padova. L'anno di poi sposai Anna Castelli, figlia
0 II Cortese scriveva nel 1878.