Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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pagina
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525
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Un Italiano del Risorgimento 525
ad esempio. La festa del Redentore si trascorreva allora in gioviali e piacevoli compagnie, dalla mezzanotte all'alba, in gondola lungo il canale della Giudecca, fra canti, musiche e letizia del popolo veneziano.
Un convito in numerosa compagnia, tutta di parenti stretti, nella beata quiete ai un orto, all'aria aperta e illuminato da una magnifica luna, secondava i miei più intimi spiriti. Assistetti a quella cena, e trovandomi quasi di faccia, in quell'ampia tavola, ad Anna Castelli, confesso che per la prima volta ammirai in quel viso la placida espressione de* suoi grandi occhi sereni come l'anima sua. Essa era, in complesso, nna bella giovane, di lineamenti maschi, non forse tale da innamorare a primo aspetto come la sua seconda sorella, ma da incutere rispetto e simpatia. I suoi sguardi cosi dolci e sinceri, che, senza fini preconcetti, si rivolgevano spontanei a me, furono, se non un principio di reciproca intelligenza, certo una soave memoria.
Ragguagliato dal mio ottimo amico dottor Agazzi di certi fatterelli che interessavano molto da vicino i miei affetti mal collocati altrove, disposto da tempo e ormai risoluto a troncarne la lunga durata, io non avrei forse osato proporre alla famiglia Castelli di stringere i nostri vincoli di lontana parentela, temendo che un divario di oltre 17 anni di età fosse causa di un rifiuto o quanto meno di una fredda accoglienza. Agazzi, ridendo de' miei scrupoli e lieto di avere indovinato le mie simpatie rimaste sempre chiùse nel segreto dell'animo mio, volle aiutarmi. Scelto il comune amico Lorenzo P. a intermediario, una domenica di primavera in cui questi pranzava a casa Castelli, comunicò al padre il mio desiderio, che fu accolto con vera gioia; unica riserva, il consenso della fanciulla. Non so dire la mia sorpresa quando mi giunse da lei una risposta cosi franca e affermativa, come se fossero corse tra noi intelligenze anteriori.
Non posso esprimere l'immensa gioia che provai quando il padre di Anna mi scrisse ima lettera di piena approvazione per parte sua e dell'intera famiglia, con espressioni di antica benevolenza così schietta ed espansiva, che strinse intimamente i nostri vincoli per tutta la vita. Risposi al padre e gli acclusi una lettera per la figlia, nella quale confermavo i sacri impegni che assumevo verso di lei. Custodii sempre la risposta che mi pervenne come una santa reliquia e la conservo ancora come inseparabile dalla mia persona fisica.
Più tardi, non appena me lo permise l'obbligo delle lezioni, mi recai a Venezia per istringerle la mano, in segno di quella immutabile ed eterna affezione a cui mi serbai fedele finché Dio mi concesse di averla viva. Uomo di tenaci affetti, non una volta nella mia vita lei vivente ho mancato alla religione della mia promessa, e in questa linea di condotta ho persistito anche dopo la fatale perdita di quel mio tesoro, perchè mi sarebbe parso di offenderla in persona offendendo la cara memoria che ella mi ha lasciata dì se.
II nostro primo incontro avvenne nel cortile dell'abitazione patema. Io era seguito dal mio amico Agazzi e la famiglia circondava la fidanzata, alla quale diedi subito un bacio, non sapendo come esprimerle diversamente la mia contentezza.
Troppo presto 1 dirà qualcuno. Ma forse un congiunto che si fidanza con mia aia pur lontana * cugina, poteva permettersi quella licenza.
Devo riconoscere - e ringraziarne la sorte che tutto secondò in quell'anno 1839 le nostre aspirazioni! Ripetei le mie visite a casa Costelli, recandomi da Padova a Venezia ogni settimana; affrettai quanto potei il felice momento di aver Anna esclusivamente per me; ai chiesero a Roma le necessarie dispense per gli impedimenti relativi al grado di parentela, ed appena ottenute, cioè dopo tre mesi di pratiche, necessari