Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <526>
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Ettore Fabietti
d'altronde a preparare il nido, il 17 settembre dello stesso anno mi condussi a Padova, la sposa, accompagnata da tutta la sua famiglia paterna. Il giorno seguente al nostro arrivo il mio ottimo suocero volle che pranzassimo tutti insieme a Villa torà, dove erano i fondi dotali della mia Nana, che mi erano stati consegnati per iscritto, e di là si parti per Iàspide, dove una nostra parente possedeva le sue terre e volle ospi­tarci tutti. Trascorremmo colà ben dieci giorni, occupati a visitare varie località dei Colli Euganei; né si ritornò alla casa maritale che alla fine del mese, per rimanervi stabilmente.
La casa che io avevo apprestato alla mia sposa era a S. lumia, parte indipendente di un palazzo dietro il Canale di S. Sofia, e provvista di un giardinetto da me stesso piantato e fatto ben coltivare a boschetto e a fiori. Avvezza coxn'ella era ad occuparsi di giardinaggio, volli che trovasse pascolo alle sue abitudini e ai suoi ideali di vita domestica.
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Molte vicende provai nei 32 anni di vita trascorsi con la mia cara compagna, e se ho resistito a tante scosse morali e a tante vicissitudini di fortuna lo devo sostanzial­mente alla sua costanza, alla sua immutabile fermezza d'animo, alla sua piena e asso­luta fiducia in me. Sempre attenta a' suoi doveri di moglie e di madre, ella seppe asso­ciare intelligenza e determinazione al sentimento della sua missione materna. Ai figli che le nacquero, e furono otto, di cui tre morirono in tenera età, prodigò le sue cure con un abbandono commovente: fu loro balia, poi istitutrice; studiò e apprese scienze e lingue per insegnarle alle sue creature; educò le figliuole alla vita e ai lavori domestici; nei giorni di strettezze non rifiutò mai di sottoporsi ai pesi più gravi e penosi, e quando non bastarono i mezzi che io potevo dedicare alla famiglia e che costituivano la tota­lità delle mie risorse, ella suppliva col sacrificio delle sue proprie, che io conservavo intatte a piena sua disposizione.
Queste sue qualità, che io non esagero, non si smentirono mai durante tutta la nostra vita in comune, di cui ella fu sempre la provvidenza e il conforto, come a Padova in mezzo all'agiatezza, così nel nostro esilio di Torino e di Firenze; come durante la malattia puerperale che l'afflisse a Genova in settembre del 1848, dopo la quale perde il piccolo Scipione, che facemmo seppellire a Novi, nel nostro passaggio da Genova a Torino; cosi durante i nostri numerosi trasferimenti e le mie assenze da casa per le campagne di guerra, cioè ad Asti nel 1848-49, ad Alessandria nel 1849-50, a Milano nel 1859-60, e poi a Ivrea e a Torino, mentre io era comandato a Bologna presso Cial-dini (1860-61), e infine a Firenze, dove ci trasferimmo quando il Governo vi trasportò la sua sede.
Il mio pensiero sarà sempre con lei finché avrò vita. Le piccole coserelle che rac­colsi dopo la sua morte spero che mi si lasceranno finché io passi da questa vita, ormai abbastanza pesante senza i suoi conforti. Mai avrei immaginato che la sua bella e robusta persona, cosi attiva, cori temperante e sobria in tutto, venisse a mancare a colui che pef la troppo maggiore età aveva temuto di chiederla in isposal Confesso che quando ebbi la triste persuasione di perderla, io sentii net mio cervello un tale rivolgimento, che temei di perder la ragione.
La mia povera Nana non giunse in tempo a veder nessuna delle sue figlie mari-' tate... Ella, che nella sua vita aveva sacrificato tutto, rinunziato alla soddisfazione di ogni suo desiderio e bisogno per aiutar la famiglia, ridottele sue spese personali al puro necessario per mantenersi nei limiti della decenza, alienati i suoi beni dotali per