Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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pagina
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527
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Un Italiano del Risorgimento 527
soccorrere ì figli quando non bastavano i guadagni del marito, parve che temesse la propria fine e la presentisse. Volle, infatti, disfarsi degli ultimi dieci campi di terra che le erano rimasti a Villatora, e sebbene io fossi riluttante a questo sacrificio, persuaso che se ne potesse fare a meno, ella insitette per la vendita e ne attese il risultato con una impazienza quasi febbrile, allo scopo di destinare le 5000 lire da essa ricavate, mille in dono a ciascuna delle tre figlie, mille per i suoi propri bisogni, e saldare con le mille residue, nn debito risultante da un mutuo contratto su quel fondo.
Venne la somma pochi di prima che si ammalasse, e pensò subito al corredo per la nostra figlia fidanzata. Per se non giunse in tempo a provvedere, poiché il male la colse quasi all'improvviso. Ciò che rimase della piccola somma riserbata a se stessa dovetti destinarlo a provvedere ai suoi funerali, alla tomba e ad un'epigrafe in S. Miniato, verso il muro di cinta, alla porta d'ingresso del cimitero, dov'io spero poterla raggiungere fra non molto. ').
XI. - IL 1848 A PADOVA
Nel 1845-46 io ero al sommo della mia carriera professorale all'Università di Padova: presso il Governo di Venezia godevo la riputazione di uno dei docenti più laboriosi, stimati e bene accetti non solo a gli studenti, ma anche ai colleghi e allo stesso Governo. Nel '45 mi fu proposto di passare dalla cattedra di Anatomia a quella-di Clinica Chirurgica, in luogo del titolare morto sulla fine del 1844.
Se non che, nel 1847 si tenne in Venezia il nono Congresso degli Scienziati Italiani, in cui si manifestarono idee e problemi che l'Austria sospettosa governata dal 1835 secondo i metodi polizieschi di Metternich non era disposta a tollerare. La massima di Metternich Ufaùt germaniser V Italie che Francesco I aveva accettato di applicare con la sua fine e temperata politica dissimulatrice, trovava ostacolo ad attuarsi nello stato apparente di quiete, di sicurezza personale e di progresso materiale e morale degli Stati Italiani soggetti all'Austria. La furberia dell'Imperatore, pur diffondendo le idee austriache, cercava di temperarne gli aspetti visibili, servendosi d'impiegati italiani, talora magari soltanto di nome, ma generalmente educati in Austria.
Tatto ciò aveva generato una certa apatia fra noi, ragione per cui l'idea nazionale aveva scarse e deboli manifestazioni. Molti Italiani che avevano dimorato a Vienna per ragioni dì stadio o di lavoro, ed io stesso fra questi, eravamo tornati in patria senza alcun rancore contro l'Austria, pur sempre convinti che gli Austriaci erano stranieri per noi. Anche i soldati che servivano nel Lombardo-Veneto (alcuni reggimenti erano formati di. nostri connazionali) andavano abbastanza d'accordo con la popolazione.
I) L'epigrafe reca queste parole; Qui riposa Anna Castèlli-Cortese veneziana - per purezza e modestia di vita per vigore di mente e potenza di affetti insigne Con animo invitto e sereno sofferse col consorte Francesco Cortese le avversità e l'csiglio Fu maestra dei figli ai parenti agli amici ai concittadini consigliera di forti propositi esempio di civili e domestiche virtù Nata il 4 dicembre 1819 morta il 29 luglio 1871.
Fra tante lapidi funerarie, mai nessuna, come questa, espresse la verità, senza ombra di esagerazione: chi ha conosciuto la povera mia Annetta potrà sempre attestarlo.., (JVbfc deìVA.).