Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <528>
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528 Ettore Fabietti
Questa condizione di cose rendeva il dominio austriaco abbastanza sopportabile, massime perdurando, da parte delle autorità, un certo contegno studiosamente alieno da qualsiasi offesa al nostro onore nazionale.
Ma le riforme del nuovo pontefice Pio IX avevano scosso fortemente la nostra servile tolleranza. Senza aspirare seriamente a far da noi, si prevedevano tempi in cui gl'Italiani avrebbero potuto rivendicare la loro parte nel governo della cosa pub­blica e avere come si suol dure voce in capitolo, per regolare meglio l'economia del paese, costretto a subordinare la sua produzione quasi a vantaggio esclusivo degli altri Stati dell'Impero, con nostro gravissimo danno.
Mettermeli, che aveva già organizzato il suo regime poliziesco, cominciò a insospettirsi di questo spirito di riforma che si andava manifestando in Italia, e non seppe far di meglio che acuire il tristo ingegno della polizia per ispiare ogni atto, ogni parola, ogni disposizione d'animo non conforme alla servilità dei sudditi, che voleva impotenti ad esprimere in qualsiasi modo un pensiero di significato nazionale.
Si noti che il Regno Lombardo-Veneto non rappresentava che la sesta o settima parte di tutta la Monarchia e contribuiva alle sue entrate fiscali per quasi la terza parte, senza i vantaggi di uno scambio di spese di rappresentanza, che pure era con­cesso a gli altri domini di lingua tedesca, ungherese e slava.
L'industria italiana era tenuta indietro per favorire le fabbriche di Vienna, della Stiria e della Moravia. Si favoriva Trieste a tutto scapito di Venezia, che ormai aveva perduto il suo commercio, tanto che il'danaro veneziano era migrato nei banchi triestini per Fimpossibilità d'impiegarlo proficuamente in patria. Venezia non era Genova. Sempre floscia e sfatta, non reagiva Ottenuto, nel 1829, il porto franco, a cui segui un fittizio miglioramento delle sue condizioni economiche; inebriata del concorso dei forestieri, attratti dai festeggiamenti che il Podestà organizzava a getto continuo, e avvantaggiata dal contrabbando con la terraferma, pareva il paese più. tranquillo. del mondo. Chi avrebbe mai sognato una Venezia rivoluzionaria?
Metternich, adunque, subordinò tutto alla polizia. Scelti gli. nomini più supini dell'Impero, e specialmente i Tirolesi, per gl'impieghi attinenti a questo ramo dell'am­ministrazione, li ficcò da per tutto. Oltre i Torresani e i Bolza a Milano, aveva assunti a delegati e commissari distrettuali nel Veneto i Kabl, i Leonardi, i Malanotti, i Piom­bassi, ecc., tutti Tirolesi o di oltre Isonzo; gente gretta, servile; spie nate, ombrose di tutto, di corta vista e incapaci di spirito conciliativo.
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Già fin dal 1847, dopo il Congresso di Venezia, in cui era apparso il Principe Bona-parte in uniforme di guardia nazionale romana, fra l'entusiasmo del popolo e con im­menso scandalo della polizia, che gli fece dare lo sfratto, era cominciato a manifestarsi un ardente spìrito di riforma negli studenti dell'Università patavina e un insolito rigore della polizia contro di essi. Si spiavano i loro atti e si espellevano dagli studi per le più innocue frasi dimostrative dei loro spiriti liberali.
Ad una predica improvvisata in Duomo dal Padre Gavazzi su Pio IX, mentre i professori erano colà riuniti per assistete alla consueta funzione inaugurale dell'anno accademico, si aggiunse in. quei giorni, a dare esca all'ardore dei giovani, la notizia della Costituzione promulgata prima dal He di Napoli e poi da Carlo Alberto, che mise di malumore il Governo.