Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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pagina
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529
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Un Italiano del Risorgimento 529
A Padova ne gioivano gli studenti, come ne gioivano quelli di Pavia e s'intendevano fra loro con una celerità che faceva impazzire il conte Palffy. Si vedeva che in quell anno la politica attraeva i giovani più degli studi e che la propaganda degli studenti fra i popolani si faceva con una certa libertà di forme, che pareva una sfida ai rigori della polizia.
I Padovani sono buona gente, ma poco espansivi: la plebe aveva allora modi poco amabili. Fra il popolino e gli studenti aveva dominato per molti anni una profonda antipatia, a causa per lo più delle intemperanze dei giovani goliardi; Questo stato di cose durava ancora al tempo de' miei studi universitari, ma era totalmente mutato quando tornai a Padova per assumere 1*insegnamento. L'Università contava allora quasi duemila studenti, e la loro progredita educazione civile aveva cancellato le antiche avversioni ond'essi erano ormai non solo bene accolti in società, ma anche benevisi dal popolo. Era facile, quindi, a gli studenti accaparrarsi la simpatia dei popolani con le buone maniere e con qualche tenue elargizione ai più bisognosi. Questo modo-d'invitar la plebe a far causa comune con la scolaresca riuscì perfettamente al suo scopo: quando si vide la polizia ostile a gli studenti, la plebe si mise a difenderli.
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All'inizio dei corsi non ricordo la data precisa essendo morto uno stordente di filosofia, giovane oscuro e neppure aggregato alle facoltà universitarie, si volle preparare un solenne funerale, per aver modo di fare una prima dimostrazione antigovernativa. Si distribuirono biglietti d'ignota provenienza ai professori per incitarli a prendervi parte tutti, nessuno escluso. Era una ingiunzione bella e buona, da non trasgredire senza palesi e validi motivi. Infatti, fummo tutti presenti in toga, seguiti da un'immensa coda di studenti d'ogni facoltà con torce e bastoni. La polizia aveva sguinzagliato tutti i suoi cagnotti, ma di soldati non. si vedeva intorno neppur l'ombra. La funzione si svolse ordinata e tranquilla; ma ognuno presentiva che più tardi avrebbe avuto le sue conseguenze.
La prima di queste fu una stretta e assidua sorveglianza dei professori, ed i più amati dagli studenti vennero in sospetto della polizia. Io stesso, che li trattavo alquanto democraticamente e li accoglievo nella cucina anatomica, permettendo loro di scaldarsi a un bel fuoco prima di prender posto nell'aula, non vedevo più intorno a me fisionomie note e familiari, ma profili di individui non certo inscritti ai corsi universitari. Erano spie.
Si diede il caso che alcuni studenti furono invitati orevi numi*, per ordine della polizia, a ritornare alle loro case, non rogati, ma injussi. Se ne mormorò; corsero amari commenti sull'apatia dei professori, i quali restavano impassibili di fronte a tanto arbitrio, che trasgrediva alla norma vigente di richiamarsi al giudizio dei professori o almeno di darne avviso al Magnifico Rettore.
Io solo ebbi il coraggio di farne argomento di reclamo al Governo. Non occorreva altro a provare la mia connivenza con quei giovani male intenzionati; e il mio nome passò a far parte dei reprobi. Lo seppi quando il Governatore ebbe a dire poco dopo a mio suocero, allora membro di una giunta governativa, che sarebbe stato necessario dimettere una dozzina di quei scellerati professarli Io ero certamente fra questi, e il buon Derrick, che ne sapeva qualche cosa, ebbe a dirmi che mi attenessi esclusivamente alla mia Anatomia e stessi fermo unicomente ad essa. Compresi il gergo ed