Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <530>
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Ettore Fabietti
apprezzai questo brav'uorao che mi dava un buon consiglio, dopo essersi spontanea-mente occupato della mia difesa. Egli era, sL Austriaco, ma di nazionalità croata, bel-l'anima limpida, che onorai e onorerò sempre per la sua schiettezza ed onestà. Che-cosa sia avvenuto di lui dopo il *48 non ho più saputo.
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Molti ricorderanno che nell'inverno '47-'48 una delle manifestazioni contro l'Austria fa l'astinenza dal fumare. Gli studenti sempre ragazzi e spesso impru­denti non solo si astenevano essi dal fumare, ma con atti e persino coi fatti, oltre che con parole di sprezzo, impedivano che altri fumasse. Non rare volte questi atti di sprezzo si dirigevano anche a militari, che ne fremevano e aspettavano l'occasione di vendicarsi. La polizia, sempre vigile e sospettosa, prendeva nota e si preparava anche in vista di quel che poteva accadere a causa delle buone notizie che giungevano dal Piemonte e da Napoli, dopo i nuovi ordinamenti costituzionali andati in vigore in quei paesi.
Accadde che questo contegno provocatorio degli studenti, in febbraio del '48, se non erro, assumesse forme anche più decise e che la truppa, per ordine della polizia, cominciasse a passare alle vie di fatto. Un giorno, davanti all'Università, i soldati furono fatti segno ai fischi degli studenti, che li videro fumare quasi in atto di sfida. Ne nacque un parapiglia. Altri soldati che andavano a far provviste per il rancio vi presero parte, gettandosi in massa contro gli studenti, con l'intervento di ufficiali. Alcuni studenti che si mettevano sulla difesa furono insultati e spinti fuor del recinto universitario, i più passando per la porta posteriore sulla contrada delle Beccherie vecchie, per mettersi in salvo. Uno di essi, fuggito verso Piazza della Croce d'Oro, passando davanti alla posta, che fronteggiava un lato del Caffè Petrocchi, fu, da una sentinella ivi appostata, vilmente e senza provocazione, infilzato con la baionetta e mori, poco dopo. Il conte Sanfermo, un giovane ardito, che era mio studente, fu assalito da ufficiali, colpito di sciabola sul dorso e lasciato malconcio sulla porta del municipio. Il conte Cittadella lo accolse e lo fece curare nel suo palazzo. *)
I disordini durarono fino a notte inoltrata e la città ne fu commossa. Essendo uscito a chieder conto di un mio cognato, studente di legge, allo scopo di condurlo meco e salvarlo da qualche cattivo incontro, vidi la città percorsa da pattuglie di tre o quattro soldati ciascuna e un ufficiale armato di rivoltella e di sciabola sguainata, come se Padova fosse stata presa d'assalto.
Tornato a casa, dopo aver trovato mio cognato, ebbi la visita del mio assistente di cattedra, impensierito di qualche accidente che mi fosse accaduto. Vedendomi sano e tranquillo, se ne andò contento con due pistole corte che gli diedi per valersene, occorrendo, a sua difesa personale. Così a un collega, venuto a casa mia con lo stesso scopo, prestai un buon pugnale col fodero, di cui non vidi più traccia.
II giorno seguente la polizia ordinò che gli studenti tornassero alle case loro fino a nuovo avviso, e i cittadini, indignati di quei fatti di sangue, di cui erano stati testi­moni, videro quell'esodo con l'ansia di chi aspetta il peggio. Il direttore di polizia signor Kahl era alla stazione per vigilare la partenza dei giovani e impartire ordini.
) Altri studenti furono feriti in quei tafferugli, fra cui un giovane Beltrami, parente di un Consigliere di Governo a Venezia. (Nota deWA.).