Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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pagina
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535
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Un Italiano del Risorgimento 535
patriottica durante questi tre mesi di libertà, esulta ora che crede imminente e sicura la vittoria contro l'Austria! L'avvenire mi diede ragione. Dopo il 1859 e il '66 questi acrobati trovarono un equilibrio più stabile e sicuro del nostro, che pure ci eravamo mossi dal '48, pagando di persona. Avviso a chi scriverà la storia del nostro tempo! D P. visse a Padova, onorato di cattedra e stimatissimo: ebbe larghi proventi e morì nel 1875, ricco di molte centinaia di migliaia di lire: mentre io sono ancora un povero diavolo che trascina i suoi ultimi anni in onesta povertà.
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A Venezia fummo tutti ospiti di casa Castelli. I tempi erano mutati: mio suocero, distolto dalle sue tranquille abitudini e balzato ad un tratto su uno scanno ministeriale, aveva dato un addio alla sua operosa vita di avvocato per assumere un ufficio politico che lo assorbiva interamente. Tornava a casa stanchissimo, interrotto continuamente per le necessità urgenti del suo ministero, e se ne tornava di li a poco alla sede del Governo. Mia suocera, un poco invanita della posizione di suo marito, trascurava in parte le sue attribuzioni di madre di famiglia, a cui aveva sempre accudito con ardore. La mia Nana e le figlie cercano di aiutarla.
Incerto dell'avvenire, scrissi subito una lettera al dottor Zasio, già mio assistente alla cattedra di Anatomia e rimasto sempre in buone relazioni con me, affinchè prendesse cura, se gli fosse possibile, delle cose mie (casa, campi, servitù, ecc.) e procurasse di salvare il salvabile, dopo la mia improvvisa partenza...
Si trattava di una sostanza piuttosto considerevole: una grande casa largamente mobiliata, una scelta biblioteca di oltre tremila volumi ben rilegati, molti quadri e stampe, una ricca provvista di materiale di uso domestico (armadi pieni, cantina piena), ecc.
Zasio, non appena ebbe modo, mi mandò, a richiesta, tutto quanto era atto ad essere spedito: il mobilio, il denaro, le quote dei miei erediti; amministrò le poche terre di mia moglie e le vendè a tempo opportuno, con mio profitto, e tutto ciò con una cura, ma pazienza e un disinteresse più singolari che rari. Per quel mio bravo e buon amico io non ebbi mai occasione di far nulla che attestasse in qualche modo la mia riconoscenza. Pure, anche oggidì, quando vado a fargli una visita, lo trovo sempre eguale, come se nulla avesse mai fatto per me.
Dal 1848 sono ormai trascorsi ventiquattro anni ! Durante tutto questo tempo la sua disinteressata amicizia mi si è dimostrata con tale e tanta evidenza da averne fresca la memoria e la gratitudine fin che vivrò. Esempio veramente preclaro di virtù e di rettitudine, specialmente in tempi di universale egoismo come i nostri, in cui la più sfrenata libertà e l'assenza di principi sacri alla vecchia morale (ditela pur religione, se volete) hanno quasi trasformato la società. Orbene: oggidì Zasio è avversato dai suoi concittadini e tacciato d'Austriacante e di clericale 1 Ecco il progresso dei nostri tempi!...
XD!I. - Il 1848. VOLONTARIO BELL'ESERCITO SARDO
E ritorno alla storia.
Venezia allora risentiva duramente del suo perfetto isolamento. Bloccata sul mare, raramente visitata da pochi abitanti della terra-ferma, era tutta raccolta nello sforzo delia propria difesa. Devo dire, a lode dei governanti e del popolo, che nessuno