Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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pagina
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537
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Un Italiano del Risorgimento 537
indisposto e forse febbricitante, caddi come un salame, avendo al fianco una signora compagna di viaggio. Marzolo era a cassetta e fu pronto a saltare a terra.
A Bologna c'era molto movimento, e vi fummo accolti con dimostrazioni di gioia, che ci furono di grande conforto. Non pochi volontari, reduci dal Veneto dopo la caduta di Vicenza, vi si erano rifugiati, in attesa di tempi e circostanze migliori.
Si partì poco appresso per Milano, dove giungemmo il ..., prendendo alloggio, io e l'amico Marzolo, all'Albergo del Pozzo. L'ottima famiglia Giauclli abitava allora in contrada del Monte di Pietà, di fronte all'ufficio del Genio, dov'era avvenuto uno scontro con la popolazione durante le Cinque Giornate, e si vedevano ancora sui muri i segni dei proiettili. Colà trovai il mio buon amico, che mi condusse al Consiglio di Sanità, allora presieduto dal dottor Capelli e dì cui faceva parte anche il dottor Bertoni. Espressi il desiderio di entrare a far parte dell'esercito lombardo, che si stava organizzando, e mi si promise di riserbarmi l'ufficio di Medico divisionale, se la persona già designata a quel posto si fosse rifiutata di assumerlo, come pareva quasi certo.
Si costituiva allora un terzo reggimento lombardo sotto il comando del colonnello Visconti, che gli dava il nome, ma fu poi comandato dal colonnello Grinini, già capitano austriaco, buon soldato e bravo uomo, col quale ebbi in seguito continui contatti
A casa Gianelli, nessuno più calda di amor patrio della signora Emilia, moglie del mio amico. Com'era uso di quella egregia famiglia, mi vollero ospite, finché rimar sero in città; poi, partiti essi per la campagna, rimasi solo; ma per poco. H generale Sobrero, che rappresentava il Piemonte come ministro della guerra, mi rilasciò il brevetto di medico del terzo reggimento lombardo, mentre il Marzolo, più incline alla vita dei corpi volontari, ebbe la nomina a tenente di un reparto destinato al Tonale.
Mi feci fare l'uniforme verde ed entrai in campagna, lasciando in deposito a Gianelli qualche valore e il mio vestito borghese; poi mi diressi a Mantova, dove un corpo piemontese e tre reggimenti di volontari assediavano la piazza. Presi stanza a Cariatone, dove si trovava il mio reggimento.
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A Curtatone e Montanara si vedevano le tracce del recente conflitto fra i Tedeschi e il corpo toscano, che aveva lasciato una riputazione poco favorevole di valore e dì spirito militare. *) Presi stanza, insieme con altri dottori lombardi, in un piccolo cascinale, dove il giorno della battaglia di Custoza (24 giugno), seduto su un sasso davanti alla porta della nostra casa campestre, fui impressionato dalle cannonate che udivo non verso levante, cioè sull'Adige, ma dalla parte opposta, oltre il Mincio. Gli Austriaci, dunque, avevano guadagnato terreno, e usciti da Verona, sì erano portati di là del Mincio, indizio certo della ritirata dei Piemontesi, che occupavano l'interno del Quadrilatero, e purtroppo obbedivano all'antico errato concetto strategico di allungare la linea delle operazioni* col risultato di indebolirla in ogni punto. Da Rivoli a Governolo un fronte di circa settanta miglia era tenuto da un effettivo di 71 mila uomini, buoni soldati, se si vuole, ma inesperti ancora della guerra combattuta strategicamente e per giunta malnutriti a causa dei ritardi nei servizi d'intendenza, e depressi da ben due mesi di inazione. Sebbene non m'intendessi di guerra, il semplice buon senso mi diceva che In nostra condizione era tutt'oltro che favorevole
i) Vedi come le prime impressioni possono, talora, contraddire la verità storica documentata!