Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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Ettore Fabictti
all'offensiva, e poteva esser giunto il momento della nostra ritirata. Già la resa di Vicenza era una prova che gli Austriaci avevano ricevuto copiosi rinforzi e riprendevano l'iniziativa, malgrado le nostre vittorie di Goito e di Governolo.
Me ne stavo, dunque, seduto davanti alla nostra casetta, quando apparve a gran trotto una staffetta a chieder notizie di un capitano, che abitava con noi, ma che in quel momento era assente. Gli domandai che novità portasse dal campo, ed gli mi rispose che veniva appunto a chiedere ordini, perchè a Goito si era in piena ritirata, che tutti i cariaggi erano colà sti patissi mi da non saper come sbrigarsene, e le truppe si affollavano nelle retrovie per abbandonare la linea del Mincio.
Misi a parte un mio collega di questi fatti, mostrandogli che i miei presentimenti erano purtroppo fondati e ch'egli, come ufficiale più anziano del reggimento, avrebbe fatto bene a recarsi senza indugio al quartier generale, per dare avviso di questo stato di cose. Ma, essendo vestito in borghese ed io in uniforme, mi consigliò di andarvi io stesso senza perder tempo. Con un caldo soffocante, raggiunsi, infatti, la cascina cosi detta degli Angeli, in prossimità di Mantova, dove era il quartier generale del colonnello Grifoni e del generale Vigliarli, comandante di quel settore delle truppe d'assedio, tutte lombarde, di una formazione e di una disciplina non certo esemplare. Il colonnello Grifoni, a cui riferii le notizie recate dalla staffetta, alle mie domande concitate se lor signori sapevano nulla di tutto ciò, mi rispose che erano all'oscuro di ogni cosa e che da tre giorni egli si sfiatava inutilmente per fare intendere a chi di dovere la necessità e l'urgenza di ritirar le truppe dalle adiacenze di Mantova, dove avevano poco o nulla da fare, e concentrarle tutte a Volta, perno delle operazioni militari del Mincio, dove le nostre nuove formazioni, miste alle piemontesi già vittoriose, potevano rendere ancora buoni servigi. Mi disse pure che parlassi al generale e lo informassi come avevo informato lui.
H generale mi rispose che neppur lui sapeva nulla di nulla, ma che un suo ufficiale, appostato sulla destra del Mincio e incaricato di ragguagliarlo esattamente di quanto fosse avvenuto, non gli'aveva ancora comunicato nessuna novità. Mi permisi allora di fargli osservare che, se questo suo ufficiale fosse per avventura morto o per altro causa rimosso dal suo posto di osservazione, il signor generale avrebbe potuto trovarsi in pericolo di esser tagliato fuori e impossibilitato a ritirarsi in tempo. Allora (caso strano!) mi domandò che cosa gli consigliassi di fare. Gli risposi che, se fossi stato al suo posto, avrei mandato subito alle Grazie ed a Goito a prender notizie, e trovatele conformi a quelle che io avevo recato per solo amor di patria, avrei provveduto a ritirare i miei soldati in posizione che mi fosse apparsa più conforme alle mire strategiche del Capo dell'esercito.
Come si deve, il generale Vigliani non era certo un grande capo, ma ebbe almeno il buon senso di seguire il prudente consiglio di un medico di buon senso. Mi salutò dicendo che avrebbe seguito il mio suggerimento. Infatti, non ero ancora tornato ai mio cascinale, quando vidi passarmi davanti a gran corsa un lancerò che portava un ordine in direzione di Goito. Verso il pomeriggio, tutto il corpo accampato nei dintorni di Mantova noi compresi ricevette ordine di partenza per Castellucchio e Bozzolo: il quartier generale si stabiliva a Marcati a e gli avamposti prendevano posizione a Castellucchio.
Alle due dopo mezzanotte i soldati levavano il campo in silenzio, dopo aver fatto ritirare fin dalla sera tutti i venditori ambulanti di commestibili che avevano piantato fino a Curtatonc i loro appostamenti in servizio delle truppe. Fu una fortuna che io arrivassi in tempo per mettermi in cammino con gli altri, non avendo ricevuto