Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
anno
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1942
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pagina
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540
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Ettore Fabietti
uscire per le vìe della cittadina, e mi ebbi a convincere che il panico non ragiona. Per ogni strada, per ogni sentiero fuori di città non si vedevano che famiglie in fuga, cariche di fagotti, per disperdersi nelle campagne.
Dico la verità mi lasciai trascinare anch' io da quell'ondat a di paura, senza saper dove andassi. Dopo aver percorso un paio di miglia, con la mia uniforme verde indosso, mi fermai finalmente in una fattoria, che presentava tutti gli aspetti della rustica dovizia di quelle campagne. Fui fermato da gente del luogo, che desiderava sapere che cosa fosse accaduto per dar luogo a tanto disordine. Narrai allora le dicerie corse a Bozzolo e il mio timore di esser cólto in divisa militare da un nemico che avevo servito fino a due mesi prima come pubblico funzionario. Mi riconfortai udendo che nessuno credeva a quelle notizie e tutti le consideravano affatto impossibili, e pregato di rimanere a pranzo con quella buona gente, di cui non ricordo il nome, dopo che la mia uniforme si fu asciugata al sole dal sudore che aveva tinto del suo verde tutte la mia biancheria, mi sedetti a tavola come uno della famiglia, non solo, ma per loro mezzo ebbi anche un legnetto per ritornare a Bozzolo, con mille ringraziamenti, che ripeterei qui, se il loro nome mi fòsse rimasto impresso nella memoria. Pareva che tutto volgesse al peggio in quei giorni malaugurati. Saba sul legnetto come potei: il vetturale doveva salir dopo e sedersi al mio fianco. Ma nel mettere il piede sulla staffa essa si staccò ed egli cadde riverso al suolo. L'impulso che aveva dato al cavallo lo fece partire quand'egli era ancora per terra, e la ruota gli sarebbe passata proprio sul capo, s'egli non avesse avuto la presenza di spirito di sollevarla con le sue stesse mani, rimanendo incolume. Fu un istante di vero spavento, ma rimasi ammirato dal coraggio di quel giovanotto, il quale, come nulla gli fosse acaduto, sali di nuovo nel legnetto accanto a me e mi ricondusse, ilare e beato, a Bozzolo, con una celerità, e una semplicità veramente ammirevoli.
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La mattina di poi, dopo aver bene riposato in casa Guastalla, uscii con la ferma intenzione di partire definitivamente per ricongiungermi al mio corpo, che aspettavo passasse per Bozzolo in ordine di marcia. Non trovai che il farmacista della divisione ed uno de* miei colleghi medici, i quali non sapevano assolatamente nulla. Cercai del nostro carro bagagli, senza trovarne alcuna traccia. Finalmente, dopo tanto chiedere e girare, un uomo del paese mi accennò la presenza di un carro carico di bagagli entro un cortile, rimasto colà per mancanza di bestie da traino. Andai e vidi la mia valigia al sommo del carico, me ne impossessai e la portai a cosa Guastalla, dove mi attende- ' vano il farmacista e il dottore, e con essi, approfittando di un carro piemontese che si affrettava a tornare al suo paese per non essere requisito dagli Austriaci, vi Balimmo bagagli e persone, dirigendoci verso Cremona, dove si sperava ritrovare V intero corpo delle truppe lombarde.
Devo qui, pur troppo, confessare che, durante il tragitto di trenta miglia comuni, potei farmi un concetto della confusione e del disordine di una ritirata senza direzione di capi e abbandonata a se stessa. Lungo tutto la strada non incontrai che bassa forza dispersa in balla ai propri impulsi di salvezza individuale. Soldati d'ogni arma, lombardi, piemontesi, parmigiani, modenesi, quasi tutti senza armi, gran parte senza copricapo militare, sostituito con fazzoletti, cappelli di paglia, berretti qualsiasi; senza zaini, con qualche sciabola conservata a difesa personale, procedevano in due file ai lati della strada maestra e sui campi limitrofi, cercando un po' d'ombra; mentre in mezzo olla strada procedevano veicoli d'ogni foggia, tirati da ogni specie di quadrupedi,