Rassegna storica del Risorgimento
CORTESE FRANCESCO
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Ettore Fabietti
termine se non avessi dovuto attendere lo speciale permesso del Governo prussiano*, che lo fece desiderare per altri quindici giorni.
Ci mettemmo, dunque, in viaggio, io e Bellina, il ... febbraio 1871, provvisti di danaro e di credenziali, tenendo la via di Monaco, Stuttgarda, Carlsruhe, d'onde si fece una diversione in treno ospedale per Donnemarie, poi per Heidelberga, Francoforte, Ma gonza, e in battello a vapore fino a Colonia. Di là si passò nel Belgio, per sostare a Bruxelles e visitare successivamente anche Anversa. Compiuta l'escursione in Belgio, in obbedienza a gli ordini ricevuti, si tornò per la atessa via a Colonia... e poi raggiungemmo finalmente Berlino, meta principale del nostro viaggio.
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Inutile ch'io riferisca qui circa l'adempimento della mia missione. Dopo quattro mesi e mezzo "ripresi la via d* Italia per Dresda, Lipsia, Norimberga, Monaco. Avevo dato parola a mia moglie di arrivare a Firenze puntualmente per il 20 giugno, e tenni la promessa, con grandissima gioia mia e della famiglia, nel cui seno ero ormai impaziente di ritornare.
Chi avrebbe immaginato che circa un mese e mezzo dopo quella grande gioia mi avrebbe edito la maggiore delle sventure che potesse colpirmi, la morte di quell'egregia ed amata donna, che era l'angelo tutelare della mia esistenza '?
Dopo quella sventura la mia vita non è più che una serie monotona di giorni scorrenti senza alcuna soddisfazione morale, giorni che mi sarebbero tediosi e insopportabili, se non aveBsi l'obbligo di continuare, come so e posso, la stupenda opera educatrice dei nostri figli, in cui ella si prodigò instancabilmente. Ma confesso ancora una volta che il vuoto da lei lasciato nella mia vita e nel mio cuore non si colmerà' mai più.
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29 luglio 1881. Compiono oggi i dieci anni del mio stato vedovile, di quell'evento fatale che mi ha privato per sempre dell'unico oggetto delle mie più tenere affezioni, coltivate per 32 anni con profonda devozione e con esclusivo amore e rispetto verso l'essere che mi ha reso felice in quel tumultuoso, anzi, procelloso perìodo della mia vita. Da allora ho potuto superare tante altre vicende, rivolgendo costantemente il pensiero a quell'angelo. Non è mai stato mio sistemo esagerare nell'espressione de' miei sentimenti; ma spero che chiunque mi conosca abbia compreso dopo la scomparsa inaspettata di quell'essere che dal 17 settembre 1839 fu la mia vera e perfetta consolazione, la guida della mia esistenza che 1 miei giorni sono trascorsi senza conforto, se ne togli quello dei figli che mi sono rimasti come l'immagine viva di lei. Dopo la sua dipartita da questa terra e da me, io non ho mai cessato un istante di pensare a lei sola. Spero che non vivrò più un altro anno intoro, poiché sento la mia vita avvicinarsi alla fine ed è questo il mio desiderio, da che ella non è più ed io ho cessato di essere utile a questi figli che mi ho lasciato morendo e che io seppi edneare ad una esistenza, se non comoda e agiata, almeno libera e indipendente*
Oh, Nana min, non potendoti offrire altro, ho fatto dire una messa a S. Miniato in tuo suffragio e ornare di fiori la cara tomba che racchiudo le lue ceneri, alle quali vorrei unite le mie, quando Dio vorrà chiamarmi alla pace eterna.