Rassegna storica del Risorgimento

CORTESE FRANCESCO
anno <1942>   pagina <542>
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Ettore Fabietti
termine se non avessi dovuto attendere lo speciale permesso del Governo prussiano*, che lo fece desiderare per altri quindici giorni.
Ci mettemmo, dunque, in viaggio, io e Bellina, il ... febbraio 1871, provvisti di danaro e di credenziali, tenendo la via di Monaco, Stuttgarda, Carlsruhe, d'onde si fece una diversione in treno ospedale per Donnemarie, poi per Heidelberga, Franco­forte, Ma gonza, e in battello a vapore fino a Colonia. Di là si passò nel Belgio, per sostare a Bruxelles e visitare successivamente anche Anversa. Compiuta l'escursione in Belgio, in obbedienza a gli ordini ricevuti, si tornò per la atessa via a Colonia... e poi raggiungemmo finalmente Berlino, meta principale del nostro viaggio.
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Inutile ch'io riferisca qui circa l'adempimento della mia missione. Dopo quattro mesi e mezzo "ripresi la via d* Italia per Dresda, Lipsia, Norimberga, Monaco. Avevo dato parola a mia moglie di arrivare a Firenze puntualmente per il 20 giugno, e tenni la promessa, con grandissima gioia mia e della famiglia, nel cui seno ero ormai impaziente di ritornare.
Chi avrebbe immaginato che circa un mese e mezzo dopo quella grande gioia mi avrebbe edito la maggiore delle sventure che potesse colpirmi, la morte di quel­l'egregia ed amata donna, che era l'angelo tutelare della mia esistenza '?
Dopo quella sventura la mia vita non è più che una serie monotona di giorni scorrenti senza alcuna soddisfazione morale, giorni che mi sarebbero tediosi e insop­portabili, se non aveBsi l'obbligo di continuare, come so e posso, la stupenda opera educatrice dei nostri figli, in cui ella si prodigò instancabilmente. Ma confesso ancora una volta che il vuoto da lei lasciato nella mia vita e nel mio cuore non si colmerà' mai più.
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29 luglio 1881. Compiono oggi i dieci anni del mio stato vedovile, di quell'evento fatale che mi ha privato per sempre dell'unico oggetto delle mie più tenere affezioni, coltivate per 32 anni con profonda devozione e con esclusivo amore e rispetto verso l'essere che mi ha reso felice in quel tumultuoso, anzi, procelloso perìodo della mia vita. Da allora ho potuto superare tante altre vicende, rivolgendo costantemente il pensiero a quell'angelo. Non è mai stato mio sistemo esagerare nell'espressione de' miei senti­menti; ma spero che chiunque mi conosca abbia compreso dopo la scomparsa inaspettata di quell'essere che dal 17 settembre 1839 fu la mia vera e perfetta consola­zione, la guida della mia esistenza che 1 miei giorni sono trascorsi senza conforto, se ne togli quello dei figli che mi sono rimasti come l'immagine viva di lei. Dopo la sua dipartita da questa terra e da me, io non ho mai cessato un istante di pensare a lei sola. Spero che non vivrò più un altro anno intoro, poiché sento la mia vita avvicinarsi alla fine ed è questo il mio desiderio, da che ella non è più ed io ho cessato di essere utile a questi figli che mi ho lasciato morendo e che io seppi edneare ad una esistenza, se non comoda e agiata, almeno libera e indipendente*
Oh, Nana min, non potendoti offrire altro, ho fatto dire una messa a S. Miniato in tuo suffragio e ornare di fiori la cara tomba che racchiudo le lue ceneri, alle quali vorrei unite le mie, quando Dio vorrà chiamarmi alla pace eterna.