Rassegna storica del Risorgimento

SAVOIA (CASA) ; STORIOGRAFIA
anno <1942>   pagina <572>
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Libri e periodici
credi, dopo averne senza esito proposto l'acquisto al Governo italiano, la cedevano nel 1867 alla Biblioteca imperiale di Parigi.
Giusta lode va data al Vianello. fervido e intelligente ricercatore* per averci fatto conoscere questo diario singolarissimo che ormai si riteneva del tutto perduto, e per aver ridestato l'attenzione sulla nobile e complessa figura del Custodi che su molte altre del suo tempo si eleva per una sua certa sdegnosità tutta alfìeriana, per il suo sano spirito realistico e, particolarmente, per l'assiduo richiamo, nei suoi scritti* alle tristi condizioni degli Italiani e al bisogno della loro redenzione, ma per effetto di forze spontanee non per impulso straniero. MAMKO CIRAVBGNÀ
PIERO PEDROTTI, La fitte del Re di Roma nel Diario inedito di un suo Ufficiale Milano, Garzanti, editore, 1941-XX, in 8, pp. 170. L. 18.
Negative erano rimaste fin qui le ricerche di un presunto giornale steso dal barone Giancarlo de Moli, di Valle Lagarina, il quale ebbe la ventura di vivere accanto al figlio di Napoleone, in qualità di ufficiale di ordinanza, dal giugno del 1831 sino agli estremi momenti del suo trapasso. Ma sussisteva sempre la speranza che nelTarchivio di quel nobile casato potesse esistere materiale importante su quel breve periodo di cosi grande interesse storico. H diario è stato finalmente scoperto dall'attuale proprietario dell'avito palazzo di Valle Lagarina, barone Leopoldo de Moli, pronipote di Giancarlo, mentre procedeva alla sistemazione della ricca biblioteca e del voluminoso archivio privato. Messo a disposizione deUHnsigne storico trentino Piero Pedrotti, ben noto ai lettori di questa rivista, il prezioso documento esce ora alla luce, corredato di note esplicative e preceduto da un'ampia e dotta prefazione. Purtoppo il diario trovato non. è completo: dei tredici mesi che avrebbe dovuto illustrare mancano i primi undici, che risultano strappati dal manoscritto originale. Rimangono così solo una novantina di pagine che riguardano gli ultimi due mesi. Il Pedrotti giustamente suppone che la parte mancante sia stata distrutta dall'autore, unitamente ad altre carte e documenti che si riferiscono a quel periodo della sua attività. È molto probabile che la distruzione sia dovuta al timore che quei ricordi potessero prestarsi ad indiscrezioni di terzi, poiché dovevano contenere apprezzamenti sui vari aspetti delle correnti che si agitavano attorno all'augusto giovane, sulla cui persona convergevano tante speranze, e accenni ai suoi propositi; e, forse, anche critiche acerbe alla politica del Cancelliere nei suoi riguardi. Comunque, le pagine che restano, curate con tanta diligenza dal Pedrotti, sono di singolare pregio, perche ci offrono notizie precise sui progressi della terribile malattia del Principe infelice, sui suoi sentimenti intimi e sull'ambiente retrivo, pettegolo e senza cuore in cui era stato costretto a vivere sotto il nome di Duca di Reichstadt.
Nel diario il maggior rilievo è dato naturalmente al Re di Roma, con le virtù e eoo i difètti che hi lunga e atroce malattia rendevano più sensibili. Ci appare anche qui pronto e imperioso, chiuso e meditativo, diffidente e facile alla menzogna, non per colpa sua ma per causa del falso sistema educativo cui era stato sottoposto e dell atmo­sfera di sospetto da cui fu sempre circondato, pero, in fondo, buono e desideroso di comprensione e di affetto. Triste, lenta e inesorabile la fine del giovane Buonaparte dagli occhi azzurri o dai biondi capelli inanellati: descrìtta dal Moli quotidianamente con minuzia talvolta persino eccessiva. E bfatata del'tutto, hi queste pagine, la leg­genda che ancora perdura, purtroppo, riecchoggiata da romanzesche narrazioni, ch'egli sia stato condotto alla morte, precocemente, da un triste disegno politico. Minato da un morbo implacabile* dalla stessa costituzione fisica era destinato ad effimera vita. Tatto il suo organismo era cresciuto troppo in fretta, non aveva avuto la forza di for­marsi ed era rimasto difettoso in tutto quanto riguardava l'ossatura. Un prolunga­mento della sua frale esistenza, osnerva il Moli, sarebbe stato sempre accompagnato da debolezza. La sua cassa toracica era presso a poco pari a quella di un bimbo e troppo stretta perciò, per l'ampiezza dei polmoni; le costole erano ripiegate all'interno e
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