Rassegna storica del Risorgimento

SAVOIA (CASA) ; STORIOGRAFIA
anno <1942>   pagina <573>
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Libri e periodici 573
premevano sul polmone, sicché questo non. aveva mai potuto distendersi nella misura normale durante la respirazione e con questa pressione si erano andate formate ade­renze alle costole stesse; data la mancanza di spazio sufficiente si erano prodotta dei tubercoli e da ultimo la supporazione polmonare, processo che doveva assolutamente manifestarsi, presto o tardi. Sin da piccolo, in conclusione, egli aveva i germi del male per il quale doveva soccombere. I medici curanti erano stati prevenuti sulla eredi­tarietà della malattia del paziente, ma essi, che pure erano considerati i luminari della scienza medica viennese, continuarono a curare il fegato trascurando i sintomi tanto evidenti della tubercolosi, imponendo rimedi inefficaci e lasciando spesso compiere al degente imprudenze disastrose. Contro di essi il Moli ai diffonde in critiche acerbe; né risparmia accuse alla madre, l'Arciduchessa Maria Luisa, che non si recò al letto del figliò se non pochi giorni prima della fine. L'incontro fu privo di quella reciproca emo­zione che nasce spontanea in due cuori che si amano. Visitava ogni giorno il malato ma non espresse mai il desiderio di assisterlo e di vegliarlo causandogli invece risen­timento e molestia. Frivola e debole come una bambina cui bisogna tener dietro passo per passo: così la dipinge il suo maggiordomo, il generale MarscliaO, che la accompagnò a Schonbrunn, obbligandola a lasciare Trieste ove, pur sapendo che il figlio stava per morire, conduceva vita tutt'altro che esemplare. A detta del Marschall, che fece al Moli alcune interessanti confidenze, il Neipperg, persona immorale e fatua, l'aveva condotta oltre quel limite che essa da sola non avrebbe mai varcato. Solo i rapporti con quel seduttore riuscirono ad uccidere in lei ogni pudore e ogni paura. E dal momento che essa si era incamminata per quella via si era messa a percorrerla senza più alcun ritegno. H suo matrimonio tardivo fu un ulteriore scandalo vergognoso, perchè essa aveva stretto quel nodo quando già aveva relazione con altri favoriti.
Delle persone ohe attorniarono il Principe nei giorni che -precedettero il tragico epilogo della sua breve e travagliata esistenza (i vari Arciduchi vanitosi e leggeri, il freddo e compassato generale Marschall, il verboso ed insignificante Bartmann, pre­posto con il Moli all'educazione del Re di Roma, il maresciallo napoleonico Augusto Tiesse de Marmont, duca di Ragusa, passato alla storia come il traditore di Essones, lo stesso principe di Metternich, nemico e volpino, che aveva fatto il bel gesto di recarsi a Schonbrunn appena aveva saputo che la fine era imminente) due sole attirano la nostra sincera ammirazione; l'autore del diario, che sino all'ultimo istante dell'ango­scioso trapasso assistette il malato con infinita pazienza e con affettuoso rispetto; e una dolee figura femminile, l'Arciduchessa Sofia, zia del Principe, di appena sei anni maggiore, la quale, bella e romantica, si era legata al nipote per la sua vaghezza fisica e per le sue doti d'intelligenza e di cuore. Frequenti furono durante la malattia le visite al Principe, di cui essa conosceva ben a fondo l'animo, ed egli fu sempre arrendevole con lei. che gli dava suggerimenti amorevoli. Benché di poca fede cristiana, accettò, solo, per compiacere alla zia, di accostarsi alla comunione e di vincere a poco a poco la forte antipatia per il cappellano di Corte. Si videro per l'ultima volta il 5 luglio: la mattina dopo essa si sgravava felicemente di un bimbo, che fu l'Arciduca Massimi­liano, il futuro viceré e imperatore del Messico.
Il diario del Moli, benché scritto in tono piuttosto dimesso, avvince per la sua grande schiettezza: in particolare l'ultima parte, in cui sono evocate con cruda ma efficace evidenza la rapida dissoluzione del corpo del morente e la stia lenta agonia, lascia in chi legge una impressione profonda e un senso di viva pietà por il povero giovane, i- cui sogni furono infranti cosi rapidamente da un perverso destino. MARINO CIRAVEGNA
SANDRO BORTOLOTTI, La guerra nel 1866; Milano, I. S. P. L, 1941, in 8 pp. 288. L. 18.
Appartiene anche questo volume alla collezione <e Documenti di storia e di pen­siero politico diretta da Gioacchino Volpe, collezione che conduce alla conoscenza della nostra storia attraverso una documentazione che tiene il luogo della narrazione