Rassegna storica del Risorgimento
SAVOIA (CASA) ; STORIOGRAFIA
anno
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1942
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pagina
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602
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VITA DELL'ISTITUTO
AREZZO, Il 30 aprile ti. s., per incarico del P. N. F., il comm. prof. Roberto Paknaroccbi, R. Provveditore agli Stadi e Presidente del Comitato, lxa commemorato la difesa di Roma nel 1849.
Riportiamo da La Nazione del 30 aprile il resoconto della conferenza:
Giovedì 30 aprile, alle ore 18,30, nella sala della sede della Sezione di Arezzo dell'Istituto Nazionale di Cultura fascista, al Palazzo degli Azzi, il fascista comm. prof. Roberto Palmarocchi, R. Provveditore agli Studi e Presidente del Comitato Aretino dell' Isti tato per la Storia del Risorgimento, ha rievocato la gloriosa vittoria garibaldina riportata contro i Francesi il 30 aprile 1849, sotto le porte di Roma.
Erano presenti il Segretario federale, il Presidente della Sezione di Arezzo dell'I. N, C. F., il Segretario del G. U. F., il vice Segretario del Fascio di Arezzo, i rappresentanti del Comandante del Presidio e del Reggimento Scuola Allievi Ufficiali, rintendente di Finanza, l'Ispettore regionale dei Gruppi di Azione nizzarda, il maggiore Pirazuoli in rappresentanza della Legione garibaldina, il Segretario provinciale dei Gruppi di Azione nizzarda, i Presidi degli Istituti di istruzione media ecc.
La sala era affollatissima di ufficiali, allievi ufficiali, insegnanti, professionisti, donne fasciste, fascisti, studenti e studentesse.
Erano presenti anche rappresentanze dei Gruppi nizzardi di Anghiari e Cortona in divisa fascista e col rosso fazzoletto fregiato dello stemma di Nizza d'argento all'aquila di rosso sui monti di verde.
Dopo il saluto al Duce ordinato dal Segretario federale, l'oratore ha preso la parola.
Egli ha rievocato le vicende della battaglia combattuta il 30 aprile 1849 tra Porta Cavalleggeri e Porta Portese non senza lumeggiare gli antecedenti dell'aggressione della Repubblica Francese contro la Repubblica Romana. Ha ricordato l'albagia del generale Oudinot, comandante del Corpo di spedizione francese contro Roma, le sue ingiuriose illusioni sulla codardia degli Italiani e sulle simpatie del popolo romano verso le cosi dette truppe liberatrici.
Ha messo in rilievo la geniale condotta delle operazioni da parte di Giuseppe Garibaldi che, alla testa della sua Brigata composta della Legione garibaldina e del Battaglione universitario della speranza, sostenne il maggior peso della lotta.
Questa, ha proseguito l'oratore, dopo alterne vicende e ad onta della tenace resistenza dei Francesi specialmente a "Villa Pamphyli, si decideva a netto vantaggio degli Italiani i quali riuscivano a porre in fuga i nemici, nettissimamente preponderanti per numero, infliggendo loro perdite sensibili che potevano essere valutate la circa mille uomini ir a morii, feriti e prigionieri, mentre le perdite della Repubblica Romana raggiungevano appena i duecento uomini di cui solo vénti1 prigionieri.
I Francesi si ritirano oltre Castel Guido, sulla via di Civitavecchia. Garibaldi avrebbe voluto irucgairli con la cavalleria, della quale i nemici erano privi, per mutare la ritirata in rotta, lo scacco in disfatta.
Ma le illuaioni del Triumvirato in uno possibilità d'intesa impedirono che l'audace e saggio proposito si concretasse.
Queste, ha proseguito l'oratore, le vicende dello gloriosa giornata.
Ma la loro rievocazione, egli ha soggiunto, sarebbe sterile se non servisse di monito e di insegnamento anche oggi.
Perciò è necessario trarre occasione dalla rievocazione odierna per riesaminare alla luce della verità storica i rapporti tra Italia e Francia,
L'oratore ha tracciato così una mirabile e chiara sintesi di tali rapporti mettendo in evidenza le direttrici anlitajtaue della politica imperiale francese, direttrici che